Cave Dweller - Walter Goodman (Or The Empty Cabin In The Woods)

CAVE DWELLER – Walter Goodman (Or The Empty Cabin In The Woods)

Gruppo:Cave Dweller
Titolo:Walter Goodman (Or The Empty Cabin In The Woods)
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Aesthetic Death
Contatti:Youtube  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Ancestor
  2. Why He Kept The Car Running
  3. The Call
  4. The Death Of Walter
  5. Where Trees Whisper
  6. Upon These Tracks
  7. The Secret Self
  8. Your Feral Teeth
  9. Bliss
  10. To Return
DURATA:36:55

«It is a sad feeling to come to terms with knowing that sometimes, if not always, the only escape from absence is acceptance of being alone»

Molto spesso si parla di separare l’opera dall’autore. Ciò non è affatto raro negli ambienti musicali trattati da Aristocrazia, così pieni di personaggi con idee chiare e per nulla imbarazzanti. Lo ammetto, se fino a qualche anno fa ero anche io di questa idea, oggi uccidere l’autore, dando un’interpretazione libera della sua opera e sganciandola da chi l’ha prodotta mi pare un pretesto non sempre giustificato. Apro la recensione di Walter Goodman (Or The Empty Cabin In The Woods) in questo modo solo perché mi trovo a prendere coscienza di quanto Cave Dweller sia un’estensione del suo autore, il musicista Adam R. Bryant. Dopotutto questo progetto si occupa delle emozioni di chi l’ha scritto, e per quanto ciò non si qualifichi come un tema pruriginoso di quelli che tanto amiamo discutere, penso che la musica qui sia inestricabile da esse. Il risultato è un percorso assai personale.

La musica parla il linguaggio della solitudine: pochi accordi di chitarra acustica, spesso registrata con un mangianastri nelle scampagnate nei boschi vicino alla casa del musicista inglese, voce, poesia ed effettistica. Vale la pena soffermarsi sopra quest’ultimo aspetto, perché è forse il più particolare: durante l’ascolto potrete riconoscere rumori naturali, come cascate, versi di animali, oppure il vociare di bambini (leggendo le note scopriamo che si tratta dei figli dello stesso Bryant). Altre volte, però, la situazione si fa molto più sperimentale e la manipolazione delle registrazioni ottiene come risultato effetti noise e voci distorte (“Why He Kept The Car Running”). Ma Cave Dweller non si limita a ciò: in alcune tracce apre all’inserimento di altri strumenti, come ad esempio le cornamuse della fiammeggiante “The Death Of Walter” o il pianoforte rotto dell’ultimo brano “To Return” (a mio parere il migliore dell’album), che conclude il percorso con il ruggito di un grizzly. L’unica ospite è la voce femminile di Ariel E. B. Kane sulla traccia “Where Trees Whispers”.

Come avrete capito, per quanto la proposta sia a tratti minimale, il rischio che essa esaurisca il proprio fascino nel giro di breve è da considerarsi scongiurato: durante gli ascolti, mi sono trovato a voler tornare sopra certi momenti, certe atmosfere, o a recuperare determinate sensazioni. Walter Goodman (Or The Empty Cambin In The Woods) è un album che vuole parlare a livello personale a chi lo ascolta, come se cercasse di instaurare una specie di dialogo tra la sua musica e quei ricordi personali che sentiamo affini. Il libretto ci aiuta, in parte, nel compito di esplorare cosa passi per la testa di Adam R. Bryant. Troverete al suo interno numerose fotografie naturali scattate durante le escursioni (come, ad esempio, quella che vedete in copertina), testi e note di approfondimento per ogni brano, dando anche qualche indizio più o meno vago per capirne la tematica. In questo senso la parte grafica ha un peso consistente sul valore complessivo dell’album, perciò consiglio agli interessati di prendere in considerazione l’acquisto della copia fisica.

Walter Goodman (Or The Empty Cambin In The Woods) con le sue tematiche non abbraccia l’intero pensiero di Adam R. Bryant, troppo complesso per essere trattato in questa sede (preferisco lasciarvi il link al suo blog), ma, come detto in apertura, si concentra su un aspetto che gli è caro, cioè la solitudine. Per Cave Dweller la solitudine è un destino che accomuna le figure dell’artista e dell’inventore: dal suo punto di vista, entrambi cercano di essere compresi e, per rendere le loro creazioni comprensibili, sono costretti per forza di cose a degradare la propria visione iniziale. Se l’inventore viene lodato per aver portato innovazione, l’artista non viene compreso. Entrambi, però, non hanno espresso ciò che volevano dire veramente, e ciò ci porta alla citazione presa dal libretto e riportata in apertura: «è un sentimento triste venire a patti con il rendersi conto che talvolta, se non sempre, l’unica fuga dall’assenza è l’accettazione di essere soli». Il discorso viene poi sviluppato ulteriormente fino a portarci ad alcuni ragionamenti sull’evoluzione del ruolo di artisti e inventori all’interno della società.

In poche parole: Walter Goodman (Or The Empty Cambin In The Woods) è un album che ha qualcosa da dire, un’impronta personale che quasi si narra da sé, una specie di dialogo a tu per tu tra musica e ricordi. Cosa Cave Dweller intenda davvero comunicarci con la sua musica è perduto e quello con cui abbiamo a che fare è un fenomeno che può essere solo interpretato. Per quanto possa essere doloroso non riuscire a far arrivare i propri significati alle altre persone, credo che il suo discorso manchi di prendere in considerazione quanto valore possiede l’interpretazione, specie di chi si dedica all’ascolto attento dell’opera del musicista. Ascolto attento e ripetuto che a mio parere fa molto per meritare.

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