CEREMONIAL PERFECTION – Alone In The End | Aristocrazia Webzine

CEREMONIAL PERFECTION – Alone In The End

Informazioni
Gruppo: Ceremonial Perfection
Titolo: Alone In The End
Anno: 2010
Provenienza: Estonia
Etichetta: Nailbord
Contatti: www.myspace.com/ceremonialperfection
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Symbols And Processes
3. Blinding White
4. Havoc
5. Autumn Of Memories
6. Through Your Devil Nature
7. My Labyrinth
8. Asymmetry
9. Tomorrow Of Today

DURATA: 35:53

CEREMONIAL PERFECTION - Alone In The End Il metal è globalizzato da tempo, il metal non ha mai avuto confini ma è sicuramente concentrato in alcune nazioni che ne reggono le fila e di sicuro l’Estonia non è fra esse.
Il death melodico di matrice svedese è uno degli stili più sputtanati e riciclati eppure le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
Non dico che i ragazzi dei Ceremonial Perfection con “Alone In The End” di cui sto per scrivere abbiano inventato o apportato chissà quale modifica allo status vitae dell’ondata che dal post 2000 infila release altalenanti offrendo piccoli gioiellini o ciofeche abissali, è però sempre piacevole constatare che con armi conosciute ai più si possano ancora sfornare album che vale la pena ascoltare più di una volta ogni quattro anni stile mondiali.
Cos’è “Alone In The End”? Un concentrato di In Flames, Omnium Gatherum, Dark Tranquillity e un pizzico della gelida irruenza dei Sacrilege (ovviamente quelli svedesi) che permettono ai Ceremonial Perfection di presentarlo come un figlio naturale del movimento svedese/finnico di cui possiede in toto le caratteristiche.
Il disco vanta melodie sia taglienti che malinconiche, ha un lavoro di tastiera dotato di buon gusto che nell’accoppiata centrale sfodera le sue capacità nel fornire appoggio al riffing portante (“Autumn Of Memories”, tale peculiarità si riscontra pure in “Asymmetry”) e profondità atmosferica (“Through The Devil Nature”).
Non mancano i pezzi che tengono in equilibrio il platter con prove canoniche ma ben eseguite (“Blinding White”, “Havoc”, “Symbol And Processes”), gli intervalli acustici e pure un momento dedito a tonalità più epiche e solenni (“My Layrinth”) riuscendo a non cadere per fortuna nel tranello del ripetere costantamente uno schema compositivo sin troppo incentrato sul refrain come avviene di frequente nell’ultimo biennio, pensate ad act quali Scar Symmetry ormai alla deriva.
Sono giovani, c’è ancora strada da fare ma il songwriting ha già una propria forma in fase di definizione, l’impostazione chitarristica è buona, le varianti con cui il drummer innesta i cambi di tempo discrete e la produzione tutto sommato svolge il suo dovere senza intoppi.
Mi sento di consigliare i Ceremonial Perfection e “Alone In The End” ai famelici ascoltatori di melodic death, non sconvolgente ma salutare.