Chelsea Wolfe - She Reaches Out To She Reaches Out To She | Aristocrazia Webzine

CHELSEA WOLFE – She Reaches Out To She Reaches Out To She

Gruppo: Chelsea Wolfe
Titolo: She Reaches Out To She Reaches Out To She
Anno: 2024
Provenienza: Stati Uniti
Etichetta: Loma Vista Recordings
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TRACKLIST

  1. Whispers In The Echo Chamber
  2. House Of Self-Undoing
  3. Everything Turns Blue
  4. Tunnel Lights
  5. The Liminal
  6. Eyes Like Nightshade
  7. Salt
  8. Unseen World
  9. Place In The Sun
  10. Dusk
DURATA: 42:56

È da un po’ che di Chelsea Wolfe non si parla più come una volta. Nel 2019 Birth Of Violence è stata un’opera di rottura con quanto fatto in precedenza dall’artista di Sacramento, sia a livello personale che musicale, un disco perlopiù acustico e vicino al gothic-americana su cui io stesso non sono tornato più di tanto dopo la sua uscita. Nel frattempo c’è stata una pandemia, un bellissimo disco con i Converge, una colonna sonora e, più in generale, l’interesse per queste sonorità è fisiologicamente calato negli ultimi anni.

Il nuovo lavoro ha un titolo un po’ enigmatico, She Reaches Out To She Reaches Out To She, e rimette Wolfe sotto i riflettori in seguito anche a una brutta vicenda che ha coinvolto Sargent House, ex etichetta che si era fatta un nome abbastanza importante nel genere ma che si è sgretolata in seguito a una vicenda un po’ fumosa, che ha portato a un’emorragia di artisti e dipendenti in seguito al deterioramento di rapporti interpersonali e professionali non proprio sanissimi. Il nuovo contratto con Loma Vista rappresenta quindi un nuovo capitolo, con un album che è un po’ un ritorno al passato e che si colloca stilisticamente a una decina di anni fa, vicino a quanto sentito su Pain Is Beauty.

Una lunga, lunghissima premessa per dire che Chelsea Wolfe è tornata in grande spolvero, come non la si sentiva da sette lunghi anni. Su She Reaches Out… l’elettronica è l’elemento dominante, vagando tra anni Ottanta e Novanta. Wolfe gioca con vari mood, passando da strutture minimali in cui la sua tipica pronuncia un po’ strascicata rende le cose più eteree e spettrali (“Tunnel Lights” è praticamente trip hop) a stratificazioni di synth e impulsi sonori che rimandano maggiormente all’industrial vera e propria (“Eyes Like Nightshade”). Nonostante il peso dell’elettronica, però, i collaboratori di vecchia data sono tutti lì: a parte il fidatissimo Ben Chisholm, da sempre al suo fianco con i sintetizzatori, la batterista Jess Gowrie e il chitarrista Bryan Tulao si ritrovano in generale un po’ nelle retrovie ma bene in vista nei momenti più dritti e tangibili come “House Of Self-Undoing”.

She Reaches Out… è inoltre l’ennesima prova della personalità di Chelsea Wolfe, che nei suoi lavori ha sempre parlato — più o meno esplicitamente — della sua vita e delle difficoltà che ha passato, senza paura di esternare la propria sensibilità e le proprie debolezze. Questa volta, il punto da cui ripartire è la sobrietà, la liberazione dalla dipendenza dall’alcool che attanagliava l’artista dall’età di quindici anni. Tra gli avvenimenti degli ultimi tempi elencati in alto, probabilmente quello più d’impatto dopo aver passato una vita intera in compagnia di una dipendenza del genere.

Alcuni, come ho letto in giro, potrebbero tacciare questo disco di essere derivativo, perché in effetti le influenze sono abbastanza riconoscibili, ma in fin dei conti chi se ne frega. Sia l’approccio variegato di She Reaches Out…, sia le grandi differenze da un album all’altro sono ormai il marchio di fabbrica di Chelsea Wolfe, che per quanto mi riguarda non ha mai compiuto un passo falso. Che sia l’inizio di una nuova fase coerente o che venga seguito da un altro cambio di stile, siamo di fronte a un ottimo ritorno che si insinua sotto la pelle, ascolto dopo ascolto.