Chepang - Chatta

CHEPANG – Chatta

Gruppo:Chepang
Titolo:Chatta
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Holy Goat Records / Nerve Altar
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TRACKLIST

  1. Pahilo Bhet
  2. Andho Manis
  3. Bhramit
  4. Hantakari
  5. Pakhandi
  6. Adhunikata
  7. Sano Dhukur
  8. Kalilo
  9. Semajik Suchana
  10. Barood
  11. Murkha
  12. Antim Bhet
  13. Trishna
  14. Pakhandi – Labi Shrestha Remix
  15. Chatta – Wreckless Life Remix
  16. Samajik Suchana – Foseal Remix
  17. Chatta – Joao (Test) X Marcelo (Deafkids) Remix
DURATA:28:46

I Chepang sono senza dubbio uno dei gruppi più interessanti e imprevedibili nell’intero panorama grindcore, tanto da essere nominati — non a torto, a mio avviso — per ben due volte nelle migliori uscite discografiche del 2020 secondo gli addetti ai lavori, che abbiamo raccolto finire dello scorso anno. Per il quintetto nepalese, ma saldamente radicato a New York City, Chatta è il secondo album e, come il precedente Dadhelo, è stato rilasciato dalla statunitense Nerve Altar in collaborazione con la tedesca Holy Goat Records.

I Nostri prendono il nome dall’etonimo di una delle etnie minoritarie presenti in Nepal, la più povera e bistrattata a essere precisi: dedita a uno stile di vita semi-nomade, oltre a essere la popolazione più misera in uno dei paesi più poveri di tutta l’Asia, viene apertamente marginalizzata dalle autorità locali. Detenzioni arbitrarie, allontanamento forzato dalle proprie terre e altre forme di violenza sono eventi tutt’altro che rari per gli appartenenti alla minoranza, cui la band dà voce insieme al proprio background personale, fatto di emigrazione, mancanza di tutele e sfruttamento sul posto di lavoro, attraverso un grindcore prontamente ribattezzato immigrindcore e nei testi rigorosamente in lingua nepalese.

Nel 2018 i Chepang hanno partecipato al progetto collettivo Barriga De Verme. Nato dalla collaborazione di dodici artisti, è culminato nella pubblicazione di un disco omonimo composto da ben trentadue brani di fusion in bilico tra free jazz, noise e velocità grind. Chatta mantiene lo stesso approccio, pur risultando più convenzionale e di facile ascolto. Da un lato troviamo diversi ospiti, come il sassofonista danese Mette Rasmussen e i chitarristi Takafumi Matsubara (Gridlink e omonimo progetto solista), Tashi Dorij e Diwas Gurung (ex Ayurveda); dall’altro siamo di fronte a un’opera che, per quanto variegata da influenze di vario tipo, risulta comunque inequivocabilmente grindcore.

Nella traccia di apertura gli intarsi chitarristici dell’eclettico Toshi Dorij accompagnano le note acute del sassofono, prima di cedere il passo a un assalto sonoro senza compromessi, reso ancora più massiccio dalla presenza di due batteristi e in questo caso specifico anche da inserti di rumoristica abilmente posizionati. I brani successivi sono schegge impazzite di lunghezza raramente superiore al minuto, infarciti di dissonanze e spesso arricchiti da coretti che ricordano una versione sotto anfetamine dell’hardcore a là Tear It Up. Chatta raggiunge tuttavia il suo climax con due episodi molto più complessi e articolati, “Antim Bhet” e “Trishna”, vere e proprie jam session che vedono la partecipazione simultanea di tutti gli ospiti e oscillano tra il jazz-grind e il free jazz strumentale puro. Come se questo non fosse sufficiente, ad aumentare l’aura di sperimentazione contribuiscono gli ultimi quattro pezzi dell’album: altrettanti remix in chiave drum ‘n’ bass e power electronics di singole tracce o di spezzoni dell’intero disco ricombinati tra di loro, quasi a voler completare un percorso di destrutturazione musicale.

Chatta è senza ombra di dubbio un lavoro particolare, variegato, ricco di spunti e stimoli diversi. Per i Chepang rappresenta un ulteriore passo nel proprio percorso di esplorazione musicale e artistica. Per me, invece, si tratta di uno dei migliori album grindcore dell’anno appena trascorso, sebbene etichettarlo e inserirlo in un solo genere sia alquanto limitante.

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