CHOWDER – Passion Rift

 
Gruppo: Chowder
Titolo:  Passion Rift
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: I, Voidhanger Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Mysterioid
  2. The Innsmouth Look
  3. Salt Creep
  4. Passion Rift
  5. Insidious
  6. Head Full Of Rats
  7. Mazuku
  8. Custody
DURATA: 50:23
 

All'interno della scena Doom, il nome di Josh Hart non è tra quelli totalmente sconosciuti: il polistrumentista americano è infatti colui che manovra il basso negli Earthride ed è stato in forza anche a formazioni come Revelation e Unorthodox. Il progetto Chowder nasce nel 1992, ma è soltanto nel 2006 che debutta con un demo e un EP autotitolati per poi giungere, nel 2012, all'uscita del primo full, "Passion Rift". Il nostro buon Josh, coadiuvato da Doug Williams al basso e Chad Rush dietro le pelli, questa volta si fa carico dell'utilizzo di chitarre, sintetizzatore, mellotron e theremin in questo album che la label nostrana I, Voidhanger ha saggiamente deciso di produrre.

L'apertura è affidata ai risvolti astrali ed onirici di "Mysterioid" che, con la sua inebriante aura ritualistica, ci trasporta in un altro mondo, nel mondo rarefatto e inquieto dei Chowder, un mondo in cui non potremo più utilizzare la realtà a cui siamo abituati come parametro di paragone. Al pari di un caleidoscopio, il disco è estremamente sfaccettato e pezzi come "The Innsmouth Look", "Insidious" e "Head Full Of Rats" sono caratterizzati da un approccio devoto al versante più classico, oscuro e penetrante del Doom, il quale viene allungato con splendidi inserti lisergici; come avremo modo di comprendere, nonostante lo stile del trio rimanga sempre piuttosto "semplice", l'eclettismo compositivo è evidentemente una componente fondamentale nel songwriting del gruppo. I momenti più particolari ed interessanti sono sicuramente rappresentati da "Salt Creep" (che pare avvalersi di un'anima decisamente vivace), dalla lunghissima titletrack e da "Mazuku": le strutture sono indiscutibilmente un retaggio degli anni Settanta e si dispiegano grazie ad intrecci di divagazioni legate al Rock progressivo ed occulto e ad elettrizzanti momenti più muscolari, senza comunque mai tralasciare del tutto un incedere pesante indubbiamente debitore al Doom in senso stretto.

Ora tento di farvi capire un po' meglio di cosa io stia parlando: immaginate un grosso calderone in cui siano stati frullati Rush, King Crimson, Reverend Bizarre, Black Sabbath, Saint Vitus, qualche pizzico dell'aura nera dei Coven, lievi rimandi al primorde movimento Dark, psichedelia e alcuni momenti di aridità Stoner… ecco, ora potete esservi fatti un'idea di cosa troverete in "Passion Rift". Dubitate che un simile guazzabuglio di influssi musicali possa essere combinato senza risultare disomogeneo e poco coerente? Certo, sulla carta non è di certo un groviglio semplice da gestire, ma i Chowder amalgamano il tutto con naturalezza e, ascoltando la conclusiva "Custody" (facilmente segnalabile come una sorta di summa della proposta), sono convinto che ve ne renderete conto.

Una piccola avvertenza: il disco è del tutto strumentale (se escludiamo un paio di brevi samples vocali) e, pertanto, richiede una certa attenzione all'ascoltatore oltre che, naturalmente, una predisposizione ad assimilare sonorità che comunque sono "pesanti" per loro natura. Forse l'utilizzo di un cantante che rafforzasse e incentivasse l'esplosione dei pezzi avrebbe potuto aiutare, ma, personalmente, ritengo che "Passion Rift" sia ottimo anche così. Thumbs up, bella prova, ragazzi!

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