CHTHONIC – Bú-Tik

Gruppo:Chthonic
Titolo:Bú-Tik
Anno:2013
Provenienza:Taipei, Taiwan
Etichetta:Spinefarm Records
Contatti:Facebook Twitter Youtube
TRACKLIST

  1. Arising Armament
  2. Supreme Pain For The Tyrant
  3. Sail Into The Sunset’s Fire
  4. Next Republic
  5. Rage Of My Sword
  6. Between Silence And Death
  7. Resurrection Pyre
  8. Set Fire To The Island
  9. Defenders Of Bú-Tik Palace
  10. Undying Rearmament
DURATA:40:40

Promemoria per il futuro: mai fidarsi dei brani che anticipano l’uscita di un album. Non perché le band scelgano sempre i pezzi peggiori: piuttosto il motivo è che spesso un disco va ascoltato dall’inizio alla fine, poiché i singoli tasselli di cui è composto hanno bisogno di essere inseriti all’interno del puzzle per assumere un senso. Questa è la lezione che ho imparato grazie a “Bú-Tik”, settimo full dei Chthonic basato su una della pagine più nere della storia di Taiwan noto come 228 Incident. Vi state chiedendo cosa possa avere questo disco di così speciale da potermi addirittura insegnare qualcosa? La risposta arriverà presto, ma andiamo con ordine e partiamo proprio dai pezzi pubblicati in anteprima.

È passato oltre un mese da quando, sulla pagina Soundcloud della Spinefarm Records, apparve una traccia intitolata “Next Republic” e all’ascolto di questa le mie speranze per questo lavoro iniziarono a tremare: non esagero se dico che per almeno due giorni non feci altro che chiedermi perché si fossero avvicinati in quel modo al sound di band quali Children Of Bodom e Wintersun (ancora non ho assorbito del tutto la sofferenza provocata da “Time I”), quel Death melodico misto a Power che col tempo è diventato sempre più stucchevole e scontato. Non passa molto tempo e arriva finalmente il primo video, “Defenders Of Bú-Tik Palace” è un brano che risolleva relativamente il mio morale, allontanandosi dalle sonorità “powerose” di “Next Republic”, anche se non riesce a convincermi del tutto. Il terzo e ultimo antipasto è “Sail Into The Sunset’s Fire” che segue la scia del secondo arrivato, aumentando però la mia preoccupazione, non avendo ancora sentito ciò che mi aspettavo.

Arriviamo quindi all’uscita dell’album, e data la premessa vi aspetterete che vi dica di fare finta di non aver letto il precedente paragrafo: no, affatto. L’intero album è infatti basato su questo stile che ormai non propone nulla di nuovo da anni e segue la strada intrapresa dai taiwanesi in “Mirror Of Retribution” e “Takasago Army”. Ora sì, è il caso di chiederselo: perché questo disco è così speciale? Non voglio farvi attendere oltre per la risposta, o meglio per le tre risposte.

Il primo motivo per cui “Bú-Tik” colpisce sono le atmosfere: togliete il feeling orientale a questo lavoro e avrete dieci tracce decisamente innocue. Al contrario, la strumentazione Folk è integrata maggiormente nel sound: spicca come al solito l’erhu (una sorta di violino diventato ormai marchio di fabbrica della band), ma è impossibile non notare il koto all’inizio di “Supreme Pain For The Tyrant” o il flauto che apre e chiude l’album. Le tastiere di CJ Kao contribuiscono alla creazione di queste sensazioni esotiche e più epiche che mai, inoltre grazie ai suoni meno “plasticosi” di quelli degli ultimi dischi tornano a essere uno dei punti di forza dei Chthonic. Consiglio, inoltre, di ascoltare la versione cantata in taiwanese dell’album: i testi saranno sicuramente meno comprensibili, tuttavia l’effetto donato dalla lingua è importante in casi come questo.

La seconda ragione è la varietà che, almeno a me, ha necessitato di alcuni ascolti per essere compresa. Se apparentemente e formalmente questo non è altro che un album Melodic Death, possiamo trovare piccole divagazioni di genere che — invece di modificare il sound verso uno stile ben preciso — preferiscono muovere piccoli passi in diverse direzioni a seconda dell’esigenza. Maggiore protagonista di ciò è la chitarra di Jesse Liu, capace di spaziare dalle le influenze Power di “Next Republic” ai numerosi passaggi carichi di groove, per non parlare degli assoli che sembrano trarre vagamente ispirazione dal Metal più classico e arrivando a una canzone come “Between Silence And Death” che alterna riff caratteristici della band a una chitarra solista che sembra uscita da una semi-ballata romantica, assolutamente uno degli episodi migliori. Anche la batteria offre una prestazione molto variegata, con tanti cambi di tempo repentini e sempre azzeccati seguendo l’atmosfera.

Il terzo e ultimo motivo è quello che in realtà risponde definitivamente alla domanda iniziale: la scaletta. Dopo non pochi ascolti ho realizzato quanto la disposizione dei brani contribuisca all’effetto complessivo: la partenza in quarta con “Supreme Pain For The Tyrant”, l’epicità dei cori nell’accoppiata a seguire, l’alternanza tra parti aggressive e atmosferiche dei pezzi successivi che conducono al finale di “Defenders Of Bú-Tik Palace”, che in questo modo viene valorizzata come merita; personalmente la considero uno dei brani migliori mai composti dalla band, è diventata un ascolto quotidiano ormai.

In definitiva l’album scorre che è una meraviglia, merito anche della prestazione dei singoli musicisti: oltre a quelli già citati, è degno di nota il trio di voci capitanato da Freddy e supportato in diverse occasioni da Jesse e Doris. Probabilmente questa è l’uscita più matura dei Chthonic dai tempi di “Seediq Bale”, la speranza è che in futuro non si fossilizzino troppo su questo stile, poiché sarebbe rischioso. Per ora però godiamoci questo “Bú-Tik” e non lamentiamoci troppo, non ce ne è motivo.

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