Chzustch - They Believed Us And Perished For It

CHZUSTCH – They Believed Us And Perished For It

Gruppo:Chzustch
Titolo:They Believed Us And Perished For It
Anno:2020
Provenienza:Lussemburgo
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Bandcamp
TRACKLIST

  1. Decus II
  2. Der Merur
  3. Rhinel Blun
  4. Reunient Crawl
  5. Abscheulichkeit
DURATA:30:07

Che qualcosa non sarebbe andato troppo giusto con la recensione di They Believed Us And They Perished For It dei Chzustch avrei dovuto capirlo quando ho ricevuto un’audiocassetta vuota. Già, perché incuriosito dall’alone di mistero che avvolgeva questo progetto (?) DIY all’ennesima potenza, ho deciso di cimentarmi in quest’esperienza di ascolto d’altri tempi, quando il mercato del black metal spacciato via tape era kvlt per davvero e non la mezza poserata che sta tornando in auge. Per riagganciarmi al titolo: sì, ci ho creduto, ma per fortuna non sono ancora crepato per averlo fatto, quindi vi racconto cosa è stato sorbirmi questa mezz’ora di black metal sperimentale (?).

I due punti interrogativi che ho fin qui seminato non sono casuali, nel senso che, in primo luogo, non si sa chi ci sia dietro Chzustch né quale sia lo scopo del lavoro immortalato nelle cinque tracce che compongono They Believed Us…; in secondo luogo, di sperimentale o di avant-garde, come recitano i tag presenti su Bandcamp, nella succitata mezz’ora non ho captato granché. Parto da quest’ultimo appunto, perché ho come l’impressione che, oggigiorno, si abusi di parole e di concetti senza averne una reale padronanza, per il puro gusto di usarli, per darsi un’etichetta o, peggio, una posa. Ora, siccome là fuori ci sono tanti musicisti che fanno dello sperimentalismo una vera e propria ragione di vita artistica, mi sentirei di far loro un torto se parlassi bene di “Decus II”, “Rhinel Blun” o “Reunient Crawl”. Brani semplicemente banali, lenti e ampollosi nel loro essere lo-fi a tutti i costi, arricchiti da urla più o meno deformi e snervanti che non escludo siano, nelle intenzioni di Mán (il deus ex machina lussemburghese della faccenda), uno slancio d’avanguardia smisurato.

L’unica cosa vagamente interessante, ammettendo che sia vera, è il processo di assemblaggio dell’opera, avvenuto al buio attraverso la piattaforma israeliana per artisti freelance Fiverr. Non si sa quanti artisti siano stati coinvolti in questa forma di lavoro partecipativo, ma dubito che, sapendo a cosa hanno prestato la loro attività, rimarrebbero entusiasti del risultato. Io, nel mio piccolo, potrei invitarvi a correre a comprare le copie rimaste di questo capolavoro, perché occhio che le versioni marrone, nera e grigia del CDr limitate a due copie (!) sono già esaurite, ma non lo farò, ecco.

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