CIRCLE – Incarnation

CIRCLE – Incarnation

 
Gruppo: Circle
Titolo:  Incarnation
Anno: 2013
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Ektro Records
Contatti: Sito web
 
TRACKLIST

  1. Incarnation
  2. Infamy
  3. Transcending
  4. Bloodstreams
  5. Burden
DURATA: 34:33
 

I Circle dovrebbero essere la creatura di Jussi Lehtisalo, eclettico polistrumentista e proprietario della Ektro Records, una band che dal 1991 a oggi ha cambiato più volte stile in ambito rock, tinteggiandosi di metal e aprendosi all'elettronica. A quanto sembra, o meglio a quanto credo di avere compreso, il Nostro ha fondato una seconda realtà tramite una scissione di elementi: i Falcon (ex Circle), dove la seconda parte del nome è componente integrante, che si dilettano con l'AOR. I primi invece hanno sfondato il muro dell'estremo, producendo un disco death metal, quindi molto al di fuori dai loro soliti canoni di "violenza", stranamente senza che lo stesso Jussi ne prendesse parte. La domanda perciò sorge spontanea: sono gli stessi Circle? Dal sito ufficiale sembrerebbe proprio di sì.

La formazione che ha dato forma a "Incarnation" è infoltita di personaggi noti dell'underground finnico, il quintetto è infatti composto per quattro quinti da figure appartenenti agli Stench Of Decay: Rami Simelius (chitarra), Jussi Rajala (voce), Tommi Sookari (basso e voce) e Markus Hietamies (batteria); Ville Valavuo (chitarra), membro di Death Toll 80k e compagno di Markus negli Speedtrap, completa la compagine.

Musicalmente, partendo dal fatto che si parla dei Circle, mi sarei atteso tutt'altro materiale, invece mi trovo di fronte a quasi trentacinque minuti di un death metal di stampo classicamente nordico, condito da violenza e cicli ipnotici, nel quale è possibile riscontrare la presenza costante di un'aura marcescente e una cattiveria primigenia malsana. Le tracce, numericamente scarse, possiedono una durata discretamente lunga (a esclusione della concisa e spietata "Bloodstreams") e una omogeneità d'intento malefica e priva di soste.

Le sei corde e la batteria, schierate in prima linea, sembrano essere preparate a intensificare l'attacco in qualsiasi momento, utilizzando accelerazioni ferali e riff dal tocco a tratti gelido. Su queste accoppiate di soluzioni, e non solo, si andrà a poggiare una sezione vocale che, pur variando, mostrando sia la sua versione growl che pulita, non disattenderà mai l'ordine di mantenere l'atmosfera eretta cupa, nevrotica e raccapricciante.

"Incarnation" è freddo, in certi frangenti staticamente ostile e ciò lo rende affascinante: un esempio di come il genere, anche in questa era moderna non così avvezza a favorire lo sviluppo di ambienti mortuari, sia ancora in grado di regalare delle buone uscite primordiali dotate di produzioni non forzatamente "crude all'osso", ma equilibrate nei volumi e astringenti nell'effetto, adeguate a scuotere l'interesse dell'appassionato. Per queste ragioni ve ne consiglio l'ascolto e se ci scappasse l'acquisto non sarebbe di certo un male.

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