CIRCLE OF CHAOS – Black Oblivion

 
Gruppo: Circle Of Chaos
Titolo:  Black Oblivion
Anno: 2010
Provenienza:   Svezia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Chaosmatic
  2. Derailed
  3. Predator
  4. The Void
  5. Tales
  6. What May Come
  7. Black Oblivion
  8. Crowned In Filth
  9. Still Waiting
  10. Flag Of Our Fathers
DURATA: 39:31
 

I Circle Of Chaos sono una band svedese di recente formazione: prendono vita nel 2008, dopo che Steffan Lundstrom (batteria) e Hg Hogstrom (chitarra ritmica e solista) abbandonano il precedente progetto dal nome Abused. Si uniscono a loro il cantante Antonio Da Silva (ex dei Subcyde e presente anche nei Barbus) e il bassista Thomas Jonsson. A registrazione del disco quasi completata entra a far parte della gruppo anche Allan Lundholm (ex Convulsion), avendo così a disposizione una seconda ascia per la fase ritmica.

Il primo album autoprodotto è intitolato "Black Oblivion", il suono dei ragazzi di Stoccolma è moderno, carico di groove, un death metal melodico ben suonato e composto che prende spunto da più realtà che credo ormai sia inutile ripetere, perché vi veranno in mente da subito ascoltando. La cosa bella è che — pur rientrando nel calderone del melodic death per come ormai viene definito (e vi si trova davvero di tutto al proprio interno) — ha degli episodi marcatamente heavy come "Predator", "Crowned In Filth" o "Flags Of Our Fathers" che s'incastrano perfettamente nella scaletta, nella quale troviamo "The Void" dai toni marcatamente Edge Of Sanity (ci deve essere un perché se mi rimanda mentalmente a "The Spectral Sorrows"), tranne per quel ritornello orecchiabilissimo ma ben inserito nel contesto, e "Still Waiting" con una spiccata vena Opeth iniziale e conclusiva, che sfocia in una canzone prestante e dinamicamente varia.

Il tutto scorre senza intoppi, leggero e alquanto gradevole. S'incontrano inoltre altri episodi interessanti come la pimpante "What May Come" e la strumentale "Black Oblivion", una pausa distensiva e rilassante che spezza il ritmo. La prova complessiva dei musicisti quanto quella vocale è più che discreta. Ciò che ci viene proposto, pur rimanendo nel campo del nulla di nuovo, si lascia ascoltare, trovando più volte la chiave per creare interesse.

Registrato agli A.R.T Studios e col mastering eseguito agli Unisound di Dan Swanö (saranno le scelte fatte per il suono del rullante in alcune occasioni e altre nei brani a ricondurmi alle opere di uno dei maestri della scena death nazionale in questione), "Black Oblivion" si candida a essere un album consigliato agli sfegatati del made in Sweden, lasciando sempre una porta aperta a chi si volesse cimentare in un simile e metallico ascolta che male non fa.

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