CIRCLE OF MOEBIUS – Elegy For A Broken Life | Aristocrazia Webzine

CIRCLE OF MOEBIUS – Elegy For A Broken Life

 
Gruppo: Circle Of Moebius
Titolo:  Elegy For A Broken Life
Anno: 2012
Provenienza:   Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. 9.28 P.M.
  2. Falling In The Dark
  3. Kingdom Comes
  4. My Own Prison
  5. Silent Dogma
  6. Prelude To The End
  7. I'll Call Your Name
DURATA: 31:05
 

I Circle Of Moebius sono una gran bella scoperta, senza mezzi termini posso dire di essermi innamorato di "Elegy For A Broken Life", un album che mostra una maturità, una consapevolezza delle proprie doti e un modo di narrare la sua storia invidiabili al giorno d'oggi.

La creatura ruota intorno alla figura di Paolo "P2k" Salvati, chitarrista e fondatore della formazione, che avversità o meno, girandole di cambi in formazione e qualsiasi altra rottura si possa incontrare, ha portato avanti la propria band facendo sì che questo nuovo ep, successore di "Inexorable Walk" del 2008 e del demo "Human Engine" del 2005, vedesse la luce.

Se le influenze sono palesemente identificabili e lo stesso foglio di presentazione dei Circle Of Moebius cita Pink Floyd, Queen e Queensryche come fonti primarie dalle quali attingono, non è altrettanto complicato evidenziare una familiarità con certe espressioni heavy alla Iron Maiden ("Silent Dogma") e un riffato rock-grunge indurito ("Kingdom Comes").

Questo combinarsi continuo di espressioni e progressioni capace di tingersi anche di gotico è abilmente corredato dalla scelta identificativa per emozioni e intenti della cantante che si assume il compito di esternarle: la direzione più rocciosa e progressiva corrisponde alla voce di Laura Prosperi, le parti più agrodolci e decadenti a quella di Eleonora Serafini e non vi nego che in certi frangenti ho avuto la netta sensazione che Anneke e i suoi The Gathering più eterei ci lasciassero lo zampino.

Musicalmente "Elegy For A Broken Life" è apprezzabilissimo, ben rifinito, Salvati si inserisce perfettamente nel mood dei pezzi anche nel ruolo di solista, forse avrebbe potuto essere anche un tantino più presente in quest'ambito, mentre le composizioni esplodono al meglio nei momenti ad ampio respiro nei quali il pathos viene enfatizzato catturando l'ascoltatore e sono talmente tanti che avrete solo l'imbarazzo della scelta.

Importanti se non fondamentali per un assetto così vario e dinamico sono le prove dell'asse ritmico che vede Saul Greco dietro le pelli e Mario Torcinaro al basso, non per quanto si complichino la vita con soluzioni particolarmente elaborate ma per la maniera in cui forniscono al suono una pregevole e cangiante base sulla quale muoversi; impossibile poi non citare il supporto delle tastiere curate dal guest Danilo Petrelli (U.N.O. e Graal) e seppur sia solo un cameo è intrigante la partecipazione di Valentina Chiarenza nel recitato che udirete nella prima parte di "My Own Prison".

"Elegy For A Broken Life" è un concept, non vorrei travisare la visione dell'artista ma ciò che ho potuto comprendere porta a pensare a una persona che abbia subito una privazione fisica di non poco conto, il passaggio chiave dovrebbe essere questo racchiuso nelle prime righe di "Falling In The Dark":

Where Are My Legs, Where Are My Arms?
What Have You Done To My Body?

che si ripeterà per due volte lungo il pezzo.

Ora l'immagine di una persona della quale rimane solo il busto, bloccata in un letto mi ha condotto a un parallelo mentale strano, mi è balzato in testa il film "Boxing Helena" (1993) di Jennifer Chambers Lynch (sì, Lynch non è un caso, è la figlia di David) nel quale Julian Sands riduce la povera Sherylin Fenn a una sorta di freak per il solo e unico egoistico volere legato al possederla, facendole divenire la vita un inferno. Seppur sia uno dei tanti paralleli possibili non è poi tanto dissimile da quello che la protagonista della narrazione a cura dei Circle Of Moebius sta vivendo. In comune c'è una volontà forte ma che giorno dopo giorno viene messa a dura prova, tant'è che nella canzone conclusiva "I'll Call Your Name", uno dei momenti topici dell'album, l'addio al pari del canto del cigno sembra l'uscita di scena naturale nel corso di una vita deviata dalle circostanze del destino.

È un disco che si nutre di contrasti umorali, le parti arpeggiate sembrano lottare con la determinazione di quelle più massicce heavy, questo e il fatto che il songwriting sia ispirato e a tratti porti a galla con sè un alone di mistero non soffrendo d'improvvisi cali fanno sì che "Elegy Of Broken Life" sia un lavoro del quale l'acquisto diviene un obbligo se si è realmente amanti della musica. Cosa accadrà in futuro? Messa così su due piedi, non posso che attendere, sperare in nuovo lavoro augurando a Paolo Salvati di stabilizzare la formazione e dar continuità ai Circle Of Moebius perché quando i meriti sono guadagnati sul campo valgono doppio.