CLOSURE – The Memory Of A Madman

 
Gruppo: Closure
Titolo:  The Memory Of A Madman
Anno: 2014
Provenienza:  Italia
Etichetta: RNC Music
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TRACKLIST

  1. November 13th 1956
  2. D.D.I
  3. Protected By Trees
  4. Kraken
  5. No One Will Forget
  6. Murmur
  7. L.I.E.S.
  8. Dreams
  9. About Your Idea
  10. Like A Butterfly
  11. The Memory Of A Madman
DURATA: 57:15
 

Una delle caratteristiche del progressive che più apprezzo è quella di saper raccontare delle storie. Azzarderei che, nella vita di ogni gruppo di questo genere, ci deve essere almeno un concept album: è il caso degli italianissimi Closure che si presentano al grande pubblico con "The Memory Of A Madman", dopo una prima realizzazione autoprodotta interamente strumentale. Il disco è piuttosto diretto dalle prime battute: Mark Mullighan è un personaggio immaginario, partorito dalla mente della band, che affronta un'esistenza complessa e psicologicamente disturbata. Tutta questa sua instabilità mentale viene rappresentata piuttosto degnamente dalla realizzazione sonora dei Closure con un rock progressivo dalle tinte psichedeliche e oppressive.

A livello prettamente strumentale, "The Memory Of A Madman" è un gioiello: le linee ritmiche di basso donano vivacità alle atmosfere cupe dell'album, le quali vengono poi risvegliate da improvvisi assoli di Luca Sentinella davvero molto sentiti, in un crescendo continuo che trasforma brani come "Protected By Trees" e "No One Will Forget" in pezzi di riferimento per il gruppo. Chi però tira i fili è sicuramente David Fulcheri: con le sue tastiere è il principale responsabile dell'alternanza tra stati d'animo vagamente rilassati (come in "Murmur" e in buona parte del disco) e movimentate crisi d'euforia che donano al suono dei Closure quella particolare nota Porcupiniana che non guasta.

Un discorso totalmente a parte deve essere fatto, però, sulla prestazione vocale di Simone Poletti. Considerato il tema del disco e, quindi, la sua realizzazione, il buon Simone interpreta Mark Mullighan nei suoi deliri spaziando da momenti quasi parlati a lunghe estensioni tipiche del suo tono di voce profondo. Non raggiungerà l'eccellenza nei pochi acuti, ma nell'ottimo missaggio ricevuto è l'unico ad aver sofferto uno stupro artistico. Premettendo che non è stato possibile valutare né la storia né la profondità dei testi per l'incredibilmente inaspettata mancanza di materiale fornitoci, le sue linee vocali vengono spesse oscurate dai più semplici arpeggi di chitarra acustica o dai sintetizzatori caratterizzanti. È un peccato che la versatile interpretazione del personaggio di Mullighan debba essere penalizzata dall'impossibilità di capire cosa dica, anche perché, in sede di concerto, si può notare subito la differenza.

In definitiva, si tratta certamente di un'ottima prova anche se in alcuni momenti un po' prolissa. Considerando che potremmo anche definirlo il primo disco con la formazione finale, è giusto che ci sia ancora qualcosa da rifinire; a patto che la prossima volta ci si ricordi che la forza di un concept sono anche le parole con le quali viene raccontato.

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