COIL COMMEMORATE ENSLAVE – L’Infinita Vanità Del Tutto

 
Gruppo: Coil Commemorate Enslave
Titolo: L'Infinita Vanità Del Tutto
Anno: 2014
Provenienza: Italia
Etichetta: ATMF
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Amarissima Allor La Ricordanza
  3. Chiamata Fosti Lamentata E Pianta
  4. Mia Lacrimata Speme
  5. C.C.E. Parte II
  6. Il Tramonto Della Luna
  7. Amore E Morte
  8. Lentae Genistae
  9. A Se Stesso
DURATA: 59:23
 

A distanza di ben sei anni dal loro demo d'esordio "Agl'Infanti Provido È Il Sonno Eterno", ATMF riscopre la band lucana Coil Commemorate Enslave e il suo recente album di debutto "L'Infinita Vanità Del Tutto", disco che nasceva come autoproduzione prima di essere dato alle stampe dall'etichetta friulana. Affascinato dall'universo dell'opera di Leopardi, il trio mette in piedi un lavoro ambizioso, interamente ispirato a "I Canti", da cui traggono la sezione lirica, trasposizione piuttosto fedele (con qualche forzatura ammettono gli stessi Coil Commemorate Enslave, e ci mancherebbe altro) dei testi originali del poeta di Recanati.

L'idea è senza dubbio stuzzicante a livello intellettuale e già di per sé rende "L'Infinita Vanità Del Tutto" da apprezzare a prescindere dal comparto musicale, che comunque a sua volta risulta essere di buon livello. La matrice chiara ed evidente è quella di origine norvegese, a farla da padrone sono atmosfere glaciali di burzumiana memoria, sebbene le repentine accelerazioni e alcune sensazioni malinconiche dimostrano chiaramente come fra gli ispiratori dei Nostri ci sia anche il black metal d'origine italica (Janvs su tutti). Le palesi origini della proposta musicale non impediscono al trio di imprimere una buona personalità e originalità ai brani, la cui costruzione è sempre ben congegnata fra momenti più riflessivi e scatti più violenti, riuscendo a non rendere noioso un disco dotato di composizioni costantemente sopra i sette minuti di durata (salvo un paio di casi).

Sebbene il sound complessivo non sia a mio avviso sempre all'altezza, né abbastanza ruvido né abbastanza rifinito, il disco è compatto e mostra una band capace di dare una coerente omogeneità al contesto generale. Nonostante ciò qualche brano emerge rispetto ad altri più scolastici: "Amarissima Allor La Ricordanza", posta giustamente in apertura, racchiude tutti gli elementi fondamentali della musica dei Coil Commemorate Enslave e apre sontuosamente il disco grazie a un riffing particolarmente incisivo; "C.C.E. Parte II" è il brano più dritto e diretto dell'opera e prova le doti dei Coil Commemorate Enslave nel destreggiarsi anche in situazioni più estreme; "Lentae Genistae", una spanna sopra a ogni altra traccia grazie ai suoi blast beat al fulmicotone e a un'atmosfera che rasenta l'epicità, suggella il disco come meglio non era ipotizzabile ("A Se Stesso" altro non è che un brano recitato) e lascia all'ascoltatore l'impressione di aver scoperto una piccola gemma.

Bravi i ragazzi e brava ATMF ad aver dato loro la visibilità che si meritano.

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