Mazzate hardcore dalla Svizzera con i Coilguns

COILGUNS – Watchwinders

Gruppo:Coilguns
Titolo:Watchwinders
Anno:2019
Provenienza:Svizzera
Etichetta:Hummus Records
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TRACKLIST

  1. Shortcuts
  2. Subculture Encryptors
  3. Big Writer’s Block
  4. Watchwinders
  5. The Growing Block View
  6. Manicheans
  7. Prioress
  8. The Morning Shower
  9. A Mirror Bias
  10. Urban Reserves
  11. Broken Records
  12. Periscope
DURATA:40:34

Se non siete molto dentro al mondo hardcore e derivati, è possibile che abbiate sentito parlare dei Coilguns qualche anno fa, quando il contingente svizzero lasciò il collettivo post-metal The Ocean dopo la registrazione di Pelagial, per dedicarsi a tempo pieno a questo progetto. La band fu infatti fondata un paio di anni prima dal chitarrista Jonathan Nido, il batterista Luc Hess e il bassista-cantante Louis Jucker, ma solo tra 2012 e 2013 divenne l’occupazione principale dei tre.

Proprio per questo motivo Nido aprì la Hummus Records, sugellando l’esordio discografico dei Coilguns attraverso una collaborazione con la Pelagic Records per l’uscita di Commuters. Nel frattempo, l’etichetta diventò uno dei nomi più intriganti del sottobosco europeo, radunando intorno a sé decine di musicisti e artisti locali (come i Rorcal), mentre la band accolse il polistrumentista Donatien Thiévent per aggiungere ulteriore profondità e varietà al proprio sound in vista dell’opprimente disco successivo Millennials.

Il sodalizio con Thiévent procede ora in Watchwinders, così come quello con l’artista Noé Cauderay per l’inquietante parte visiva. Dopo le atmosfere buie e claustrofobiche del disco precedente, stavolta il quartetto torna a lanciare mattoni noise-hardcore contro le lucide (e luride) vetrine del mondo. I Coilguns hanno registrato l’album nell’arco di un mese trascorso insieme in uno studio tra le montagne, con lo stesso Jucker a occuparsi di produzione e missaggio, un’opera estremamente diretta e che trasmette un forte senso di impellenza, qualcosa che i quattro dovevano assolutamente mettere in musica.

C’è dell’ironia nei confronti della corsa al like e alle visualizzazioni (“Shortcuts”), dell’infinita corrente di tweet (“Prioress”) e della guerra a chi è più dark (“Subculture Encryptors”), i Coilguns ne hanno per tutti. C’è qualche sporadica concessione ai rallentamenti e alle riflessioni più vicine al post-metal, ma Watchwinders è un disco di matrice genuinamente hardcore (l’esempio migliore è forse “Urban Reserves”) e lo urla con grande chiarezza, dispensando mazzate contro un sistema che «means exode for the many and profits for the few».

Un’ottima sorpresa tra le uscite dell’autunno 2019, Watchwinders è un’altra conferma della costante evoluzione della peculiare scena svizzera, che Nido e i suoi si stanno impegnando moltissimo per far emergere anche attraverso la Hummus. Dopo aver concluso un’intensa stagione di concerti in giro per l’Europa con gli Yautja, i Coilguns si preparano ad affrontare un 2020 che si preannuncia potenzialmente parecchio interessante.

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