COLOSSUS – Wake – Aristocrazia Webzine

COLOSSUS – Wake

Informazioni
Gruppo: Colossus
Titolo: Wake
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/colossusstockholm
Autore: Mourning

Tracklist
1. A Stir From Slumber
2. Traitors Gate
3. Reflections Of The Arcane
4. Ruinbuilder
5. Pillars Of Perennity
6. Suncarrier
7. Kingdoms
8. Cloudhead
9. Fungal Gardens

DURATA: 58:28

I Colossus provengono da Stoccolma e a quanto pare negli ultimi tre o quattro anni si sono dati un bel po’ da fare, rilasciando il demo “The Mechanical Engineering Of Living Machines” (2010) e l’ep “Spiritual Myiasis” (2011), che hanno fatto da apripista al successivo e completo debutto intitolato “Wake” (2013). La formazione svedese rientra a pieno titolo in quel circolo di band dalla natura ibrida e moderna, realtà capaci di coniugare all’interno della propria proposta più stili, caratteristica che noterete ascoltando le nove tracce racchiuse nell’album. Un disco che palesando in più di una circostanza le sue influenze multi-sfaccettate, chiaramente riconducibili a nomi ben precisi, dimostra di essere in possesso delle qualità per far sì che il lato progressivo, il calore desertico e le atmosfere (divise emotivamente fra il post e lo sludge-doom), si shakerino assumendo una forma, seppur in minima parte, differente di brano in brano.

Il bello di “Wake” è che riesce tanto a scuotere violentemente quanto a condurti per mano attraverso territori in cui è piacevole perdersi: vuoi per l’appeal melodico che possiede, vuoi per la maniera quasi ambiziosa con cui tenta d’impadronirsi di un mondo che ancora non gli appartiene del tutto. Noterete infatti che pur trovando in scaletta una serie di episodi interessanti quali “Ruinbuilder”, “Pillars Of Perennity” (con tanto di ospitata del signor Lars-Göran Petrov, l’altra è quella di Morgan Ågren in “Kingdoms”), “Suncarrier”, “Traitors Gate” e “Fungal Gardens”, emergono dei limiti in un paio di cambi di ambientazione non perfettamente inquadrati e nelle sezioni vocali dall’approccio maggiormente melodico, facendo intendere quanto si possano ancora limare gli spigoli di uno scenario sonoro in grado sin d’adesso di offrire risultati ben più che semplicemente sufficienti.

Questi scandinavi vanno decisamente tenuti d’occhio e mi auguro che “Wake”, al momento da inserire nel filone degli album autoprodotti, riceva il supporto di un’etichetta che possa garantirgli una giusta visibilità. Se il buon giorno si vede dal mattino, le premesse consegnateci per affrontare un’assolata e godereccia giornata in compagnia del gruppo sono alquanto positive, non rimane che godersela.