COLOUR HAZE – In Her Garden

 
Gruppo: Colour Haze
Titolo: In Her Garden
Anno: 2017
Provenienza: Germania
Etichetta: Elektrohasch Records
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TRACKLIST

  1. Into Her Garden
  2. Black Lilly
  3. Magnolia
  4. Arboreas
  5. sdg I
  6. Lavatera
  7. Islands
  8. sdg II
  9. Labyrinthe
  10. Lotus
  11. sdg III
  12. Skydancer
  13. Skydance
DURATA: 01:13:00
 

I Colour Haze sono maestri e Stefan Koglek, nel suo, è un Dio. L'affermazione vi pare esagerata? A mio personale modo di vedere no. Il leader della band e fondatore del tempio psichedelico che ha per nome Elektrohasch Records ha una visione amplissima e immaginifica del suono che ama. Dal 1995, data del debutto discografico con il gruppo, a oggi ha consolidato il ruolo di caposaldo del genere, dandocene ulteriore riprova con la pubblicazione di un nuovo ed eccitante atto intitolato "In Her Garden", insieme ai fidi Philip Rasthofer al basso e Manfred Merwald alla batteria.

Il trio riesce ancora una volta a dimostrare la propria superiorità, distanziandosi dall'intricata e tutt'altro che intrigante selva di sonorità da viaggio standardizzatesi nell'ultimo periodo e modellando tracce che permettono all'ascoltatore di respirare e disperdersi in una natura dipinta in tonalità vivaci. Un'esplorazione intenta a valorizzarne la bellezza semplice quanto unica, fondamentale a far sì che l'uomo possa riappacificarsi con se stesso e concedersi serafiche riflessioni. Stare distesi in un bel giardino con i suoi odori e rumori, con il cielo sconfinato, limpido e rassicurante sopra la testa, diviene l'unica occasione di assaporare la libertà per una mente soggiogata dal grigiore di una vita posta a distanza dal Creato.

Intendiamoci: pur avendo impresso a fuoco il marchio Koglek, una delle qualità fondamentali — e più uniche che rare — in possesso dei lavori targati Colour Haze risiede nel fatto che danno la possibilità a chi vi si addentra di fantasticare e stravolgerne l'interpretazione, immettendo il proprio io a sostegno di una musica che dimostra di possedere una straordinaria malleabilità e una immensa abilità nel conferire con l'animo dell'ascoltatore.

"In Her Garden" presenta frangenti percussivi e allucinogeni ("Magnolia", "Arboreas", "Islands" e "Lavatera"), mentre gli inserimenti di sintetizzatori modulari Hammond e Rhodes (Jan Faszbender), di percussioni (Robert Schoosleitner) e sitar (Mario Oberpucher) vanno a drogare ancora più la materia lungo il corso della scaletta. In "Lotus" gli archi appaiono in scena all'improvviso, arrangiati da Mathis Nitschke: il violoncello di Jost-H. Hecker, la viola di Evi Heglmaier e il violino di Blerim Hoxha e Markus Mench. C'è poi spazio anche per la strumentazione a fiato arrangiata da Jan Faszbender in "Labyrinthe": il clarinetto basso di Ulrich Wangenheim, il trombone di Mathias Götz e la tuba di Jutta Keeß; questi sono in grado di infilare inoltre momenti giocosi e melodici estasianti nel binomio composto da "Skydancer" e "Skydance", che lascia stampato sul viso un ebete e appagatissimo sorriso.

Potrei ritenermi semplicemente soddisfatto dalla nuova prova dei Colour Haze, ma non è tutto. In aggiunta al valore della musica, la splendida, sobria e raffinata sezione grafica si incastra perfettamente con l'umore del disco, mostrando una certosina ricerca della soluzione più adatta e buon gusto. Infine è giusto sottolineare la prova di Koglek, che oggi — forse più che mai — ha pigiato il piede sui propri pedali in maniera corposa e distinta, rimarcando come il termine «fossilizzazione» non appartenga alla sua band e e come sia pronto a spingersi ogni volta un passo più in là.

Vinile o CD? La vostra stanza o una fuga fuori città? Scegliete qual è il supporto e il luogo nel quale credete di poter connettervi meglio con i Colour Haze. Ciò che conta realmente è che lo facciate. Premi il tasto «acquista»!

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