CONCRETE – Revelations Of Perdition | Aristocrazia Webzine

CONCRETE – Revelations Of Perdition

Informazioni
Gruppo: Concrete
Titolo: Revelations Of Perdition
Anno: 2011
Provenienza: Ungheria
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/concrete666
Autore: Mourning

Tracklist
1. Prisoner Of Life
2. Cockroach
3. Diseases Of The Mind
4. Blackwater Rising
5. Communication Gap
6. Denial Of God
7. Cover The Stigmas
8. Venom Of Society
9. Garden Of Spiders

DURATA: 31:06

CONCRETE - Revelations Of Perdition Neanche un paio di settimane fa sfogliavo l’ennesimo libro che vuole portare all’attenzione del metallaro i cento dischi thrash fondamentali per conoscere il genere, fra decisioni discutibili (Gama Bomb ed Evile inseriti Messiah e Sadus esclusi), scelte dei dischi anch’esse basate più sul gusto che sulla storicità degli stessi e l’aver ammesso anche porcate immonde come Trivium all’interno, di un volume che dovrebbe parlare di THRASH, mi getto all’ascolto del lavoro degli ungheresi Concrete intitolato “Revelations Of Perdition” e dopo aver finito il primo giro nello stereo mi domando seriamente cosa abbiano in meno questi ragazzi di quei segoni nominati?
A) Suonano realmente thrash, B) non hanno i ritornelli da quindicenni, C) ah cavolo, il contratto con una major che permetta loro di sperperare soldi per produrre delle cagate inenarrabili.
Ovviamente è alla terza delle band scadenti citate che il mio pensiero è maggiormente rivolto, i Trivium, le altre soffrono soprattutto per la plastica di cui grondano le produzioni e una voglia di vendere senza convincere mai.
Nessuno pretende di avere a che fare ogni giorno con band come i Vektor, quantomeno però di poter godere di una salutare e genunina botta che ti arrivi al cervello, in trentuno minuti di musica i Concrete ci riescono, siamo lì, le basi sono quelle che tutti più o meno conosciamo.
Il sound Bay Area e l’area teutonica come sempre sono punti di riferimento praticamente quasi del tutto imprescindibili, in questo caso il bilanciamento fra le due fazioni thrash è equilibrato, si possono riscontrare sprazzi di Exodus quanto di Sodom, tratti Death Angel e virate Destruction, si potrebbe continuare e tirare in ballo gli Slayer e chissà quante altre realtà, non è un problema perché se c’è una cosa che deve risaltare in un disco simile è il riffato e in tal senso l’operato di Arsonist e Ricsi è di quelli che ti fan venire voglia di prendere una bella birra in mano e girare la testa a ripetizione, soprattutto in pezzi dotati di carica travolgente quali “Disease Of The Mind” e “Blackwater Rising” dove si viene a riscontrare anche la miglior coesione con il reparto ritmico nel quale Bende dietro le pelli e Necrofaust al basso agiscono a pieno regime.
I brani sono orecchiabili ma non vi sono inflessioni ultracatchy o derive “Black Album”, i ritornelli intonati da Stofi sono spesso di facile presa come quelli contenuti in “Denial Of God” e “Cover The Stigmas”, ciò gioca sicuramente a favore della formazione attirando l’ascoltatore e invitandolo a seguirli canticchiando.
E’ un platter godereccio “Revelations Of Perdition” in cui gli assoli incastonati in “Communication Gap” ti esaltano, c’è tanto di cui cibarsi e quando le ultime note di “Garden Of Spiders” sono state emesse, aprire un’altra lattina di bionda e rispararselo a un discreto volume sarebbe avere ancora mezzora di puro e alcolico thrash al vostro fianco.
Siete delusi da grandi monicker che sfornano schifezze di prim’ordine, vedasi gli Anthrax e l’immondo “Worship Music”? Siete stanchi di leggere thrash accanto a release che sembrano uscite dal peggior catalogo di ciuffi-emocorer? Lasciate perdere i dischi di vetrina e andate a ricercare ancora una volta nel mare florido dell’underground e delle autoproduzioni, è lì il terreno fertile che mantiene vivo il genere affiancandosi ai giganti intoccabili non per nomea ma per fatti (Overkill, Slayer, Exodus, Sodom, Kreator), in questo mare navigano anche i Concrete, date loro la possibilità di visitare il vostro stereo.