CONNY OCHS – Black Happy

 
Gruppo: Conny Ochs
Titolo: Black Happy
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Exile On Mainstream Records
Contatti:

Sito web  Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Exile
  2. No Sleep Tonight
  3. Die In Your Arms
  4. Faces In The Crowd
  5. Stable Chaos
  6. Trust In Love
  7. Borderline
  8. Phantom Pain
  9. Lead-Out
  10. Blues For My Baby
  11. Mouth
DURATA: 27:23
 

Il cantautore tedesco Conny Ochs si era fatto notare nel recente passato per un intrigante debutto intitolato "Raw Love Songs" (2011) e per la collaborazione con lo storico Scott "Wino" Weinrich (nome che al solo pronunciarlo un amante del doom sobbalza) da cui scaturì il disco "Heavy Kingdom" nei primi mesi del 2012. Il 2013 è l'anno del ritorno in qualità di solista e la Exile On Mainstream — etichetta connazionale che lo aveva supportato per l'uscita d'esordio — ne pubblica il secondo lavoro "Black Happy".

Il sorriso amaro racchiuso nei pezzi non potrebbe identificare meglio ciò che il titolo dell'album sembra voler rappresentare: l'apprezzamento della malinconia di un vissuto nel cui grigiore risaltano sprazzi di lucentezza. È un contatto reale, ridotto all'osso, in cui sono chitarra e voce a dominare la scena; da questo connubio tanto elementare quanto affascinante, l'artista tedesco riesce a tirar fuori undici brani per neanche mezz'ora di musica che lasciano ferite emotive profonde. Non tanto dolorose, quanto significative del tentativo — andato a buon fine — di voler entrare in contatto con la parte più intima e introspettiva dell'essere.

Il minimalismo è desolante, l'angoscia e gli attimi di dolcezza si impastano smisuratamente: la straziante apertura di "No Sleep Tonight", il modo in cui l'anima da rocker sofferente affronta il proprio dolore in "Stable Chaos" e "Borderline", e la conclusiva "Mouth" — che si concede l'intrusione dell'armonica a bocca a sostegno di quella perseverante sensazione di solitudine che in lungo e in largo attraversa il disco — sono lì a testimoniare che Conny in questo lavoro ha messo tutto se stesso.

La creatura di Ochs probabilmente dividerà le opinioni, venendo apprezzata in maniera viscerale da coloro i quali si nutrono di questa visione cantautorale semplice e alquanto terrena, o massacrata da quelli che invece collegano a questo tipo di lavoro una mancanza di idee e una scelta filo-intelletualoide retrò ingiustificata (idea alquanto balzana, mi auguro poi che a muovere tale critica non siano le stesse persone capaci di alimentare miti di cartone come Il Teatro Degli Orrori, Baustelle e Le Luci Della Centrale Elettrica).

È inutile perdersi troppo in parole, è preferibile gettarsi nell'ascolto di "Black Happy". Il lavoro è una dedica appassionata rivolta a chiunque ami il rock, il blues e certe atmosfere della piovosa Seattle; dopo averlo incrociato, potrete raccontarvi e raccontare ciò che vi è stato donato — o meno — dalle sue note.

 

Facebook Comments