CONQUEST ICON – Hellspire

 
Gruppo: Conquest Icon
Titolo:  Hellspire
Anno: 2010
Provenienza:  Polonia
Etichetta: Necropulsar Productions
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TRACKLIST

  1. Hellspire [Intro]
  2. Icon Of Conquest
  3. Flesh Harvest
  4. Nonexistent
  5. The End Of Times
  6. Multiverse Decay
  7. Misbegotten
  8. To Drift Away… [Outro]
DURATA: 26:53
 

La Polonia è terra estrema, la Polonia ama il death metal e io amo la Polonia, avrò scritto troppe volte Polonia? Capita, non fateci troppo caso, quello che conta è che questa nazione continui a sfornare con costanza realtà che mi permettano di ascoltare buona musica.

Il nome dei Conquest Icon è sì entrato a far parte della scena solo nel 2009 ma come di frequente avviene dietro questi nuovi gruppi c'è spesso una mano esperta, stavolta è quella di Andy Blakk, conosciuto ai più per la sua presenza in formazioni storiche del panorama polacco quali Pyorrhoea e Devilyn. L'opera prima è un assalto violento, per molti versi old style e tinteggiato di black, canoni che sono di casa nella natura est europea del death metal, in "Hellspire" Andy si occupa delle chitarre, basso ed effetti, dietro al microfono troviamo Empherion anche lui membro attivo di realtà note quali Empheris e Hellish e alla batteria Imperator altro ex dei Devylin fra le tante band in cui ha suonato.

Abbiamo quindi tre musicisti rodati, che hanno un vissuto duraturo nel metal estremo e che sanno il fatto loro, quale sarà stata la risultante di quest'incontro? Una fottuta carica di blasfemia e odio che corre su binari per l'alta velocità, l'album con le sue otto tracce non dura neanche ventisette minuti, ma vi mette il pepe al culo sin dalla prima battuta.

Come è ovvio non aspettatevi innovazioni, sonorità da bimbetti e ritornelli orecchiabili, "Hellspire" è un anello che congiunge due scuole, americana e polacca, usa ciò che gente del calibro di Immolation, primi Deicide, Morbid Angel, i Behemoth molto tempo addietro — quando la plastica non li aveva ancora ingurgitati — e Anima Damnata ci ha regalato negli anni, le armi adeguate per dare un buon pasto a un appassionato del genere: riff taglienti, cattiveria infinita addensata in canzoni rapide ed efferate alternate con altre più allentate, tuttavia pronte a marciarvi su come un carro armato lanciato su un campo di crani, vedrete i pezzi d'osso schizzare in aria tipo pop-corn.

Difficile scegliere anche un episodio preferito, è talmente breve che vale la pena di ascoltarlo ogni volta tutto d'un fiato anche se non posso negare che un paio di brani, vedasi "Flesh Harvest" e "The End Of Times", colpiscano alla grande e rimangano maggiormente impressi.

Fra i compiti ricoperti da Andy ho citato anche l'effettistica, non prendete questo termine come se dovesse spuntare improvvisamente una tastiera alla Depeche Mode o una tunzettata alla The Berzerker, solo qualche samples che fa da incipit alle composizioni e brevi spunti sinfonici a rimarcare la visione apocalittica di "Hellspire", tranquilli i Dimmu Borgir li hanno lasciati a produrre sottobicchieri.

La produzione è efficace, pulitina sì, ma per nulla sterile, le botte arrivano e son tutte in pieno viso, bella davvero la prova di Empherion, il suo growl è profondo, intenso e sfiora in alcuni frangenti il catacombale, accompagnato in più di un'occasione da backing vocals in scream per accentuare anche la parte agonizzante, sofferente.

Dopo l'uscita del disco, la formazione ha trovato una stabilità con l'ingresso di tre membri nuovi, Herr Blastphemer (chitarra), Cyprian (basso) e Thorn (batteria, Imperator era solo un session) e si è già messa al lavoro per pubblicare al più presto altro materiale.

Se seguite da tempo la scena estrema saprete già cosa vi attende, i Conquest Icon e "Hellspire" vi risulteranno facili da assimilare in quanto rispettosi di quella che è la tradizione metallica oltranzista dello stile, no bullshit, only fuck'n' death/black metal.

 

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