CONVERGE – All We Love We Leave Behind

Gruppo:Converge
Titolo:All We Love We Leave Behind
Anno:2012
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Epitaph Records
Contatti:Sito ufficiale
TRACKLIST

  1. Aimless Arrow
  2. Trespasses
  3. Tender Abuse
  4. Sadness Comes Home
  5. Empty On The Inside
  6. Sparrow’s Fall
  7. Glacial Pace
  8. Vicious Muse
  9. Veins And Veils
  10. Coral Blue
  11. Shame In The Way
  12. Precipice
  13. All We Love We Leave Behind
  14. Predatory Glow
DURATA:38:32

Ci sono casi, nemmeno così sporadici, in cui l’aver composto una pietra miliare diventa una scarpa di cemento nel mare musicale. Perché ti rechi al negozio di dischi ascoltando Jane Doe. Compri ed osservi nelle tue mani il disco incartato e ancora canticchi e pensi a Jane Doe. Torni a casa e «no, non lo metto nello stereo della macchina, voglio ascoltarmelo per bene in cuffia» e allora magari ascolti qualche pezzo di Jane Doe pure al ritorno. E magari in camera hai pure appeso il poster di Jane Doe, e la graziosa signorina, che Bannon aveva raffigurato in copertina, col suo sguardo ti scruta, e ti ricorda ancora una volta come un capolavoro, nel prosieguo del tempo, diventi anche un fardello non indifferente.

Perché se You Fail Me era riuscito a cambiare qualche carta per risultare diverso, No Heroes, per bello che fosse (e lo è per davvero), godeva invece di luce riflessa, mentre il più recente Axe To Fall si è rivelato un tentativo riuscito a metà di percorrere nuove strade sonore. Fermo restando che ciascuno dei lavori sopra menzionati, preso singolarmente, cagherebbe in testa con facilità alla maggior parte della produzione dell’ultimo decennio. E perché la vocina nella testa ti sussurra che comunque sia i tempi di Jane Doe sono lontani, per i Converge e per te, che con dieci anni in meno sulle spalle eri stato travolto dalla sua follia disperata, dalla sua urgenza. All We Love We Leave Behind è il disco della presa di coscienza, della consapevolezza, la consapevolezza che dal passato non si può fuggire. All We Love We Leave Behind non è un disco innovativo, non è il disco del radicale cambiamento. All We Love We Leave Behind è un disco dei Converge, duro, emozionante, violento, a tratti impenetrabile.

E tuttavia, con classe cristallina, San Jacob da Salem e compagni riescono forse per la prima volta a gettare nel fuoco dell’Orodruin il loro personalissimo anello del potere, guardando indietro con ritrovata lucidità a ciò che hanno amato ed amano, lasciandoselo alle spalle, dimenticandosi in parte delle angosce e dei tormenti che permeavano i loro più celebrati lavori, componendo un’opera in cui si ha costantemente la percezione di un mood più che altro nostalgico, quasi malinconico. Sono «frecce senza mira» questi Converge, violenza senza reale ragione, capaci nel mentre di mettere in scena grande pathos, sono i soliti Converge, e al tempo stesso i nuovi Converge. “Aimless Arrow”, brano non a caso scelto come opener e come singolo di lancio, racconta di sacrifici e di sopravvivenza, di come l’indole sia ancora intatta, ma anche del fatto che la medesima indole ormai porti solo «sadness in those who choose to care». Consapevolezza. A inizio brano Kurt Ballou (chitarra) pennella con garbo per dar modo a Jacob Bannon, autore di una prova notevole anche in clean, di narrarci la sua visione, creando un punto di incontro ed un punto di inizio, fino al climax finale in cui la violenza prende il sopravvento.

Il disco scorre veloce, ma pregno, “Trespasser” è la mazzata nei denti da esibire in sede live, “Tender Abuse” è un tuffo nel passato, in cui Bannon alterna meravigliosamente scream e clean, e Koller scandisce ritmi allucinati su cui Ballou scatena un riff viscerale che si dilata in un finale amarcord da mozzare il fiato. Hardcore e sludge vengono nuovamente fusi con una capacità ineguagliabile, i Fab Four del Massachussets non fanno mancare certo gli episodi da minuto e mezzo di cataclisma sonoro (“Sparrows Fall”), né episodi più lunghi e riflessivi, a tratti melodici (“Glacial Pace”, “Coral Blue”), lungo il percorso che porta l’ascoltatore a “Precipice”, brano post, strumentale, che conduce dolcemente alla titletrack, manifesto di questa incarnazione dei Converge, melodica, struggente, malinconica, canzone per le persone perdute durante il proprio cammino. «Thank you for loving me and bringing light to my eyes, all we love we leave behind». L’emozione prima del grido finale, “Predatory Glow”, brano conclusivo, dalle ritmiche pesanti e scandite, che si chiude con una significativa richiesta, di far sapere ai posteri che comunque sia i Converge hanno sempre dato tutto ciò che avevano. Nessun dubbio a riguardo, dopo un ventennio sulle scene chiedere più di così sarebbe stato da ipocriti.

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