CONVULSIF – Live Tape

 
Gruppo: Convulsif
Titolo: Live Tape
Anno: 2015
Provenienza: Svizzera
Etichetta: L'È Tütt Folklor Records
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TRACKLIST

  1. Side I
  2. Side II
DURATA: 27:42
 

L'È Tütt Folklor è l'indirizzo giusto per scoprire fette di sottosuolo puro e sbirciare nei meandri delle sonorità sperimentali. Il collettivo romando Convulsif, attivo da circa un lustro, sorprende l'ascoltatore con i suoi giochi sonori orientati verso il Free Jazz e l'estremismo di John Zorn. Questo concerto registrato in Polonia e presentato su cassetta limitata a cento copie apre uno spiraglio sull'operato del quartetto.

Il nostro caro Vlakorados ha avuto il coraggio di onorare con la sua recensione di "CD 3", redatta à la minute, l'improvvisazione dei Convulsif. Quest'articolo scritto da un ospite occasionale della sperimentazione come il sottoscritto è invece nato dopo i diversi ascolti necessari a trovare l'angolo di atterraggio giusto e un approccio obiettivo alle note udite in "Live Tape".

Si tratta di pura suggestione causata dalla parola «Polonia»? Le sonorità dei Convulsif e quelle degli Antigama paiono tendersi la mano per qualche minuto in un gesto di fratellanza. Il paesaggio acustico sfasato e la volontà di gettare un ponte con un intermezzo ossessivo verso un argine Noise retto da uno stridente violino disturbano l'ignaro ascoltatore, ma — come succede con le serie televisive — lo costringe allo stesso tempo a seguire la trama per scoprire come andrà a finire. Il complesso stratifica i suoni, creando con il contrasto di strumenti analogici ed elettrici, passato e presente, dei Moloch Drone-Doom intensamente deliranti, ma anche apprezzabili grazie alla chiarezza del discorso tessuto. Dalle pelli si odono a volte martellanti ritmi in stile Slam-Death che non riescono a distrarre dall'atmosfera impregnata di Jazz corrosivo e allucinazioni improvvisate degne di Syd Barrett.

Questo filo d'Arianna continua a svolgersi sul secondo lato, con un'introduzione meditativa simile al canto dei monaci buddisti o all'andamento rauco di un didgeridoo. Gli strumenti entrano in scena lentamente, uno dopo l'altro, come i frati incappucciati nei vecchi film del terrore. Chiudendo gli occhi, sfaldando gli strati sonori, si riconoscono nel calmo brusìo paesaggi orientali o asiatici. Il brusìo è fermato, dopo un crescendo, da un basso martellante simile a quello sentito in "Forty Six & 2" dei Tool. Il brusìo sembra opporsi come uno studente ribelle alle regole dettate dal ritmo chiaro e netto del sistema, per poi combatterlo con perseveranza.

I Convulsif provano con questa registrazione live di saper intrattenere un pubblico più vasto di quello immaginabile per il loro stile. Gli interessanti esperimenti qui presentati sono una brezza fresca nel paesaggio plastico composto da troppe uscite mensili uguali fra loro, offerte al pubblico soggiogato dal consumismo.

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