Corpus Diavolis - Apocatastase | Aristocrazia Webzine

CORPUS DIAVOLIS – Apocatastase

Gruppo: Corpus Diavolis
Titolo: Apocatastase
Anno: 2021
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. Apocatastase
  2. Colludium
  3. The Dissolution And Eternal Extasy In The Embrace Of Satan
  4. The Pillar Of The Snake
  5. Triumphant Black Flame
  6. At The Altar Of Infinite Night
DURATA: 44:37

Apocatastasi, letteralmente ritorno allo stato originario o reintegrazione, è un concetto che si ritrova in diversi ambiti filosofici e religiosi, con molteplici interpretazioni che spesso hanno dato origine a veri e propri scontri teologici. Secondo un’ermeneutica del cristianesimo delle origini, designerebbe l’annullamento salvifico di tutti i peccati, quindi la misericordia per ogni dannato compreso Satana: Dio riaccoglie tutte le anime in sé. Nella dottrina dei francesi Corpus Diavolis, è evidente che la succitata reintegrazione va in direzione di Satana, in un dispiegarsi di riti orgiastici e messe nere, la sostanza di cui è fatto questo Apocatastase.

Lavoro ambizioso, Apocatastase vede per l’ultima volta all’opera IX alla batteria e Lord Khaos alla chitarra, entrambi autori di prove tecniche e massicce, per un risultato di gruppo maturo e più dirompente rispetto a quanto sentito su Atra Lumen. Questa volta della produzione si è occupato George Emmanuel, già dietro la console per Rotting Christ e Septicflesh, tra i tanti. I suoni sono pieni, ricchi di sfumature cangianti, un esempio di su tutti è il modo in cui la chitarra solista si insinua in mezzo al riffing fittissimo di cui sono tessuti i brani: a momenti sembra letteralmente affiorare dal denso fumo sulfureo, talvolta invece è tagliente come una lama di rasoio.

In tutto questo, la musica dei Corpus Diavolis continua a evolversi, e di album in album pare incattivirsi sempre di più. Un cambio di rotta graduale che non è sintomo di colpi di testa o mancanza di ispirazione, ma segue la naturale crescita della band capitanata da Demonicreator. Se un tempo potevo parlare di echi à la Dark Funeral, Marduk e compagnia bestemmiante, adesso i primi nomi che mi vengono in mente sono sempre svedesi ma sul versante del black ortodosso: Ondskapt, Funeral Mist, Watain anche.

Apocatastase funziona per i motivi di cui sopra, ma aggiungo pure l’omogeneità che lo contraddistingue. Quando una band raggiunge la maturità vera riesce a suonare coerente senza ripetersi o annoiare, questo i Corpus Diavolis lo sanno fare, e lo dimostrano sia sui brani medio-lunghi che su quelli più brevi. Una buona dose di pezzi a velocità folle si alterna a momenti più ragionati, nonché ad altri caratterizzati da una cadenza rituale, religiosa. Un tratto, quest’ultimo, che ritroviamo su diversi brani, ma che trova piena realizzazione su “The Dissolution And Eternal Extasy In The Embrace Of Satan”. Al contrario, la più breve “Triumphant Black Flame” dimostra quanto i francesi sappiano correre senza sfigurare davanti a nessuno.

In definitiva il quarto album dei Corpus Diavolis, pur non inventando nulla, si rivela una piccola mina ed è quasi certamente il loro disco più riuscito. L’unica perplessità riguarda il cambio di formazione di cui ho accennato qualche paragrafo sopra, dato che la band sembrava filare come un treno. Solo il tempo potrà dire quanto e come cambierà il ménage del quartetto, intanto ci si gode questo Apocatastase dalla prima all’ultima nota.

Nota: l’artwork firmato Khaos Diktator Design è una bombetta, e rende piena giustizia alla malignità dell’album.