CORROSION OF CONFORMITY – Corrosion Of Conformity

 
Gruppo: Corrosion Of Conformity
Titolo:  Corrosion Of Conformity
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Candlelight Records
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TRACKLIST

  1. Psychic Vampire
  2. River Of Stone
  3. Leeches
  4. El Lamento De Las Cabras
  5. Your Tomorrow
  6. The Doom
  7. The Moneychangers
  8. Come Not Here
  9. What We Become
  10. Rat City
  11. Time Of Trials
DURATA: 43:12
 

Alzi la mano chi tra di voi non ha mai ascoltato (o sentito almeno nominare), neppure per sbaglio, i Corrosion Of Conformity: bene, i possessori di quei due o tre arti che ho visto sventolare in aria si alzino, vadano a fustigarsi a dovere per almeno una mezz'ora e poi tornino… Fatto? Perfetto, posso cominciare.

I Corrosion Of Conformity sono un gruppo attivo dalla bellezza di trent'anni ormai, con sulle spalle dischi di superba caratura come "Animosity", "Deliverance" e "Wiseblood", molto influenti tanto per la scena Southern/Stoner (nella seconda parte di carriera) che per quella Crossover/Thrash (agli inizi). A distanza di ben sette anni dall'ultimo lavoro, "In The Arms Of God", i nostri si affacciano al principio di quest'anno con un nuovo album autotitolato. Che significa far uscire un disco omonimo dopo tutti questi anni? Mancanza di creatività e ispirazione? Intenzione di mostrare la vera anima del gruppo?

Le danze vengono aperte da "Psychic Vampire" (il cui ritornello ha delle forti reminiscenze Anthrax) e "River Of Stone", due pezzi che, insieme alla strepitosa "The Doom", riuniscono in maniera perfetta le fasi di pura estrazione Black Sabbath con le influenze imprescindibili degli onnipresenti Kyuss e Fu Manchu (in alcuni punti mi sono anche stupito immaginando involontariamente i Candlemass più Heavy sotto pesantissime dosi di peyote); il punto di forza di queste strutture è proprio la capacità di svilupparsi giocando su tale dualità, sfruttando una sapiente e sporca alternanza tra stop sulfurei e sfiancanti, dal sapore spesso fangoso, e ripartenze sfacciate, grezze e polverose. In tracce come "Leeches", "The Moneychangers" e "Rat City" emerge invece prepotentemente allo scoperto quella che è la vera anima, la spinta primorde che diede vita ai Corrosion Of Conformity: ci troviamo infatti di fronte a veloci e arrembanti sferzate di nudo e crudo Hardcore Punk, anche se lievemente adulterato da influssi Stoner e Psych (vedasi la seconda parte di "The Moneychangers"). In tracklist possiamo poi trovare episodi che mettono in campo influenze ancora differenti come "El Lamento De Las Cabras", una strumentale desertica e "da trip" che ricorda non poco i Lynyrd Skynyrd nelle loro manifestazioni più bluesy, "Come Not Here" in cui si intersecano influssi acidi, solchi ricolmi di groove e rimandi ai Down (nel caso ve lo stiate chiedendo: no, Pepper Keenan non ha suonato in questo disco) o ancora "What We Become" che esalterà non poco coloro che ama(va)no i Pantera.

Credo che mai come in questo disco i Corrosion Of Conformity ci abbiano mostrato la loro vera natura. Quest'ultima fatica è, secondo chi scrive, semplicemente da vedere come il disco più completo finora mai prodotto da questi ragazzi: un album semplice, tagliente e diretto, passionale e strabordante di personalità nell'amalgamare la grande quantità di influenze chiamate in causa. Non fatico a credere che molti criticheranno quest'album che, probabilmente, è uno dei più palesi esempi di come un'uscita discografica possa fratturare nettamente il pubblico tra estimatori e detrattori. Poco importa, dal canto mio "Corrosion Of Conformity" è un ritorno in grandissimo stile, un parto strepitoso da parte di una band che di flop non ne ha mai prodotti. La palla ora passa a voi, nel mentre io vado a stapparmi un'altra birra e premo ancora una volta il tasto "play".

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