CORTÉGE – Capricorn

Gruppo:Cortége
Titolo:Capricorn
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Aurora
  2. The Watch
  3. Occultation
  4. Horizons
  5. Capricorn
DURATA:37:29

Non so voi, ma quando mi capita di leggere romanzi particolarmente suggestivi succede che nella mia testa penso a colonne sonore possibili per le immagini evocate dall’autore, è accaduto con Calvino, con Tolkien, con Saramago, ma c’è uno scrittore che suscita più di altri queste mie fantasticherie musicali, Cormac McCarthy, più precisamente il McCarthy della cosiddetta Trilogia Della Frontiera. Il Sud degli Stati Uniti che arriva fino al Messico, il deserto, le praterie di cui non si intravede la fine, luoghi già di per sé immaginifici che quel signore di Providence sa raccontare come pochi altri. È da un po’ che non tocco i suoi libri, e ci è voluta la musica dei Cortége (un duo di Austin, Texas) per farmi rivivere quelle atmosfere distorte dal sole o avviluppate dalle tenebre della notte più fredda e scura.

Capricorn è un viaggio a dorso di cavallo lungo le grandi pianure, una nottata passata vicino al fuoco tenuto acceso per scacciare i coyote, il respiro del cielo che da turchese intenso diventa nero e si carica di pioggia. Un immaginario che gli amanti degli Earth dovrebbero conoscere a menadito, e che i Cortége praticano senza strafare con destrezza chirurgica e tempismo da veterani. Il tappeto di sintetizzatori, tape delay e altri effetti di “Aurora” getta le basi del rituale imbastito dai texani in questa cinquina di brani post-western, il cui lento incedere della batteria di Adrian Voorhies (già nei black metallers esoterici Humut Tabal) fa da metronomo costante. Suoni rarefatti che si fanno concreti nell’onirica “The Watch” e si dissolvono nuovamente in “Occultation”; è dall’oscurità di questo brano che scaturisce la scintilla per la successiva “Horizons”, che apre scenari lisergici e ci rimette in sella per i quasi diciotto minuti della conclusiva title track, una cavalcata in crescendo fatta di campane tubolari, basso, sintetizzatori e, ancora, batteria precisa e puntuale.

I Cortége scrivono pagine di libri e raccontano storie senza usare mezza sillaba, e lo fanno dal 2016 quasi nell’anonimato più totale (date un’occhiata alla loro pagina su Bandcamp). Se alla fine di Capricorn sentite la necessità di fumare, masticare tabacco o ululare alla luna, sappiate che non c’è niente di strano. Questa è musica che vi resta addosso come la sabbia del deserto, si insinua in tutte le fessure possibili, e poi sono cazzi vostri.

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