COUGH – Ritual Abuse

 
Gruppo: Cough
Titolo: Ritual Abuse
Anno: 2010
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Relapse Records
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TRACKLIST

  1. Mind Collapse
  2. A Year In Suffering
  3. Crippled Wizard
  4. Crooked Spider
  5. Ritual Abuse
DURATA: 53:21
 

I Cough, da Richmond (Virginia), sono finiti sotto l'ala protettrice della Relapse e tagliano il traguardo della terza uscita, infatti dopo aver prodotto il mini "The Kingdom" e il debutto su lunga distanza "Sigillum Luciferi" per Forcefield Records, con molto piacere accolgo il nuovo parto "Ritual Abuse".

Le influenze da cui traggono linfa e giovamento per inanellare i cinque mattoni che sorreggono il disco ci vengono palesate senza troppi problemi: è impossibile non notare la presenza di rimando a nomi quali Electric Wizard, Iron Monkey e EyeHateGod in un suono pesantemente diluito e cupo, al pari di una notte in cui il firmamento ha deciso di prendersi una lunga vacanza. È un doom che scava dei solchi profondi supportato dall'additivo sludge, utilizzando un suono caldo e scelte nell'impostazione dei sintetizzatori che innalzano una dimensione a tratti space.

Le canzoni scorrono come se una fiamma infernale inebriante le avvolgesse, il trittico di brani inziali composto da "Mind Collapse", "A Year In Suffering" e "Crippled Wizard" fa un po' questo gradito e caloroso effetto. Con "Crooked Spider" i Cough decidono di inoltrarsi in un sentiero che si discosta dal tipo di riffato e soluzioni vocali sinora ascoltati, sia le devianze sinistre e nasali delle note emesse nel dare vita al testo del pezzo che lo sviluppo del complesso sonoro evidenziano come la band sia maturata e porti a un livello di crescita superiore anche l'interazione del proprio pensiero all'interno delle canzoni; vi è una presenza minore di risultanti claustrofobiche e una più aperta ricerca di chiavi introspettive. La traccia è senza ombra di dubbio la hit indiscussa di "Ritual Abuse", l'assolo di chitarra in stile settantiano anticipa un altrettanto settantiano e mastodontico incedere che nel suo allentarsi rumoroso e profondamente sabbathiano investe di nero l'atmosfera, innalzando il tasso di oscurità che la dipinge.

Successivamente sembra che gli Americani si divertano non poco ad annerire e a rendere ancor più greve la situazione nella finale "Ritual Abuse". Gli EyeHateGod inequivocabilmente si materializzano all'interno della proposta e il nostro orecchio viene soddisfatto da tanto malessere, viene invaso da una rivoltante e blasfema mole d'odio che si espande a macchia d'olio. E per non farci mancare proprio nulla negli ultimi minuti viene letteralmente inciso un epitaffio devastante in cui feedback noise, tastiere malevole e un riff tanto pesante da di uccidere un cavallo ci si parano contro.

Il disco è dotato di una produzione fantastica che lo rende sia abrasivo che roccioso, possiede una personalità piuttosto definita e per quanto il rimando ai grandi nomi sia inevitabile si candida con veemenza per entrare a far parte di quel giro di uscite che non riuscirete più a togliere dallo stereo. Spettacolare.

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