CRAVING ANGEL – Redemption

 
Gruppo: Craving Angel
Titolo: Redemption
Anno: 2017
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Minotauro Records
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TRACKLIST

  1. Dirty Girls
  2. Crash And Burn
  3. Chicaboom
  4. Hells Waiting
  5. Roses Are Red
  6. Outta My Way
  7. Freak Show
  8. Bad Voodoo
  9. Everything I Do
  10. Gonna Party
  11. Dirty Little Secret
  12. Dream Chaser
  13. She's No Lady
  14. Gonna Getcha
  15. New Day
  16. Prima Donna
  17. Roses Are Red [versione acustica]
DURATA: 58:16
 

I Craving Angel arrivano dal Minnesota e — se è vero ciò che leggo — sono attivi almeno dalla metà degli anni '80, in quanto la prima demo fu rilasciata nel 1987, dopodiché un lungo silenzio. Solo con "Dark Horse", disco rilasciato nel 2014, i Nostri sono poi tornati effettivamente a far parlare di sé.

Quello di cui ci occupiamo, tuttavia, è il loro secondo lavoro, "Redemption", che ha visto la luce nel 2017. Un disco composto da ben diciassette canzoni, permeate da quell'heavy metal figlio dell'hard rock che andava di moda verso gli inizi degli anni '80, ma che la band non manca — seppur entro certi limiti — di personalizzare.

Gli Statunitensi mettono da subito in chiaro le proprie intenzioni sin dal trittico di apertura, proponendoci sia riff dai sapori nostalgici che un cantato graffiante e dal forte riverbero. Sfuriate come "Dirty Girls" e "Outta My Way" si alternano con canzoni quali "Hells Waiting", "Roses Are Red" o "Everything I Do", dove riescono a fondere chitarra pulita e distorsioni, in modo da creare un buon contrasto che rende i pezzi scorrevoli e certamente più variegati.

L'interpretazione del chitarrista Scott T. Schleen è buona, destreggiandosi sia nel comparto solista che ritmico; cito in particolare due esempi lampanti quali "Dirty Little Secret" e "Dream Chaser", dove sfodera una lodevole aggressività. Bud Hughes, invece, incarna tranquillamente lo stile che contraddistingueva il cantato grezzo e alto tipico dell'hard rock-heavy metal ottantiano, dando il meglio di sé sia nella bella e potente "Gonna Party" che durante le soluzioni più tranquille, come la versione acustica di "Roses Are Red", in cui mostra un sentito coinvolgimento emotivo.

In ogni caso, potremmo definire "Redemption" un disco assolutamente nostalgico, raccomandato appunto agli amanti degli anni d'oro dell'heavy metal. Fa senz'altro piacere riascoltare uno stile che andava forte in passato e, allo stesso tempo, trovo lodevole che sia ancora promosso da chi ha vissuto con passione quel periodo ed è tuttora motivato a farsi sotto e a far parlare di sé.

Diciassette canzoni, però, sono tante e il fatto che raramente superino i tre minuti e mezzo non le salva da un senso di pesantezza che potrebbe cogliere l'ascoltatore impreparato/influenzato da un senso di già sentito che ogni tanto viene a galla. Questa non è una cosa da prendere sotto gamba, in quanto rischia di rovinare l'esperienza del fruitore. Ritengo che tagliare qualche canzone avrebbe giovato al prodotto finale, che è comunque composto con passione e forte di alcune interessanti bordate che purtroppo si compensano con altri brani che suonano un po' troppo fini a loro stessi.

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