CRAWLING QUIET – Blinded Eyes | Aristocrazia Webzine

CRAWLING QUIET – Blinded Eyes

 
Gruppo: Crawling Quiet
Titolo:  Blinded Eyes
Anno: 2013
Provenienza:   Canada
Etichetta: Neverneel
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. 60-06
  2. Philosopher's Cult
  3. Crave No More
  4. Swinging Iron
  5. Waiting In The Night
  6. Blinded Eyes
  7. Crimson Dripping Hand
  8. Get Away
DURATA: 38:02
 

Un paio di anni or sono avevamo lasciato i canadesi Crawling Quiet con un quarto album, "The Faith Of Fathers", che sembrava essere un punto di svolta verso una ricerca di suoni maggiormente riflessivi e intimisti, con la chitarra acustica che aveva acquisito ampi spazi all'interno dei pezzi, e avevo chiuso la recensione chiedendomi quale fosse la direzione che avrebbero intrapreso in futuro. La risposta ci viene ora recapitata dall'ultimo "Blinded Eyes".

Il disco contiene probabilmente il materiale più pesante e scuro sinora prodotto: la componente thrash è tornata a farsi presente, assumendo una posizione praticamente dominante, con annessa una massiccia dose di groove a supporto, lasciando così alle divagazioni di stampo rock solo sparute apparizioni; è invece assente la sezione acustica. Il risultato di tale virata stilistica ha prodotto una serie di canzoni che sin dalle battute iniziali mettono in mostra un carattere deciso, mantenendo intatte sia la genuinità che la natura rozza e priva di fronzolo che da sempre caratterizzano il progetto. Tra le otto canzoni vale la pena menzionare le riuscite "Philosopher's Cult", "Crave No More" e la conclusiva "Get Away", che per alcuni aspetti ricorda non poco quanto regalatoci negli anni Ottanta dai Dark Angel.

La prestazione dei Crawling Quiet è dignitosa: Mark Trudeau alla voce è stavolta più aggressivo e metal nell'approccio, anche se ancora capace di trasmettere sensazioni che rimandano ad artisti non esclusivamente legati a questo mondo; strumentalmente poi sia il riffato da lui composto che la sezione solistica affidata a Red LaForme si difendono bene, mentre quella ritmica soffre un po' per colpa di una produzione che relega troppo in disparte il suono del basso di Trudeau, non dando così il dovuto sostegno all'operato dietro le pelli mai troppo complesso, ma adeguato ai pezzi, di Brad Park.

"Blinded Eyes" è un album che si lascia ascoltare, certamente va preso come uno sfogo diretto, senza pensarci troppo né attendersi chissà quale mirabolante elucubrazione musicale, vive infatti dei suoi pregi e si fa forte dei suoi difetti, perché proprio quelli — per quanto limitanti — lo rendono ciò che è: espressione di pura e semplice passione.