CRÉATURES – Le Noir Village

 
Gruppo: Créatures
Titolo: Le Noir Village
Anno: 2016
Provenienza: Francia
Etichetta: Antiq Records
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TRACKLIST

  1. L'Horreur Des Lunes Pleines
  2. Cadavre Abandonné
  3. Martyre D'Un Tanneur
  4. À L'Orée Du Mal, Le Pacte Interdit
  5. Il Était Un Monstre Assoiffé De Cœur
  6. Sous Le Visage Avenant De La Mort
DURATA: 01:00:02
 

Ammetto che leggendo il nome Sparda la mia mente ha pensato subito a "Devil May Cry", in realtà è invece lo pseudonimo scelto da un personaggio già noto all'underground francese per essere co-proprietario della Antiq Records, oltre che musicista in altri gruppi. Créatures è un suo progetto solista nato nel 2008 e sviluppatosi nel corso degli anni, il cui concept è decisamente particolare.

Iniziamo col dire che la musica suonata — al di là di qualche divagazione Doom e Death Metal — è profondamente Nera nella sua essenza: decadente e morbosa, con un pizzico di follia vagamente di scuola Peste Noire. Riff in tremolo e atmosfere malsane la fanno quindi da padrone, accompagnate da rimandi al Medioevo — evidenziati anche dallo stile del libretto — e dal cantato in lingua francese. Delle voci però parleremo dopo, non abbiate fretta.

Nonostante la sua natura chiaramente Black Metal, il progetto riesce a inglobare molti elementi estranei: va citato in primis il theremin, presente in molte fasi a donare al sound un tono molto più horror, ma non è sicuramente l'unico esempio e senza dubbio i vari abbellimenti non sono fini a se stessi, anzi sono un elemento pienamente coinvolto nella realizzazione del concept. L'idea di parlare di un villaggio del XII secolo — splendidamente dipinto in copertina — come scenario di alcuni avvenimenti sovrannaturali e spaventosi viene applicata ai brani, donando loro la personalità del fatto che rappresentano: il gotico "Il Était Un Monstre Assoiffé De Cœur" (uno dei più riusciti) esprime alla perfezione la figura del vampiro, grazie a un uso di organo e pianoforte che spesso mi ha ricordato i Tyrant nipponici; allo stesso modo, l'intermezzo ritualistico fatto di percussioni e sonorità orientali in "À L'Orée Du Mal, Le Pacte Interdit" è adatto a inscenare il patto demoniaco di cui tratta il pezzo. Altri elementi quali tromba, ocarina, l'accoppiata violino-violoncello e le più tradizionali chitarre acustiche orbitano intorno a un nucleo Nero di per sé più che buono, forte di composizioni ben studiate caratterizzate da un'alternanza di momenti melodici e sfuriate di pura follia, come accade in "Cadavre Abandonné". Oltre alla sua abilità di creare svariati riff interessanti, Sparda può contare sul supporto ritmico di Ehrryk dei Gotholocaust, prettamente legato allo stile Black Metal e allo stesso tempo in grado di seguire i tempi qualche volta sbilenchi dettati dal direttore d'orchestra; va dato altrettanto merito al basso, che oltre a essere posto in discreta evidenza nel missaggio propone linee degne di nota, raggiungendo l'apice durante l'assolo di chitarra della quarta traccia, creando un'ottima sinergia tra i due strumenti.

Veniamo dunque alle voci, indubbiamente l'elemento più peculiare dell'album: Sparda ha voluto inserire un cantante diverso a interpretare ognuno dei personaggi presenti nelle sei storie, realizzando così qualcosa di simile a un'opera teatrale; è presente quindi una grande varietà stilistica che va dallo spoken word di Géraud De Verenhe nei panni del prete alla dolcezza da soprano di Éléonore offerta da Josie Frost, passando per la performance demoniaca di Haement e quella elegantemente vampiresca di Oz. Le prestazioni più tipiche per il Black Metal sono offerte da vari screamer, tra cui lo stesso Sparda, interprete della duplice natura del lupo mannaro Lothaire/Loup Garou, incupendosi nella sua forma mostruosa e rimandando a tratti al connazionale Vaerohn (Pensées Nocturnes); meritevole di menzione anche l'angelo di Lazareth, presente in diverse tracce, ma in generale ogni cantante ha contribuito in maniera soddisfacente.

"Le Noir Village" risulta un lavoro ben costruito, capace di diventare sempre più coinvolgente a ogni ascolto, grazie alla sua capacità di raccontare le storie del suddetto villaggio sia attraverso la musica che con le liriche. Non abbiate paura dei testi in francese — scelta che personalmente approvo — poiché il sottoscritto non comprende mezza parola di questa lingua, ma il disco è talmente godibile che vale assolutamente la pena di sforzarsi di seguirlo con l'aiuto delle immagini del libretto e di un traduttore automatico.

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