Crown Of Autumn - Splendours From The Dark

CROWN OF AUTUMN – Splendours From The Dark

Gruppo:Crown Of Autumn
Titolo:Splendours From The Dark
Anno:2011
Provenienza:Italia
Etichetta:My Kingdom Music
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TRACKLIST

  1. Templeisen
  2. Aegis
  3. Noble Wolf
  4. Forest Of Thoughts
  5. Ultima Thule
  6. At The Crystal Stairs Of Winter
  7. To Wield The Tempest’s Hilt
  8. In The Garden Of The Wounded King
  9. Triumphant
  10. Ye Cloude Of Unknowing
  11. Spectres From The Sea
DURATA:47:48

Una “meteora” del musicbiz, ecco a cosa potevano accostarsi i Crown Of Autumn fino a pochi mesi fa. Autori, nel 1997, di un lavoro molto particolare ed amato nell’underground come The Treasures Arcane, i tre musicisti meneghini scomparvero dalla scena lasciando un solo full lenght e una demo a testimonianza della loro esistenza. I diversi membri si sono poi dedicati ad altri e diversificati progetti, tra cui anche uno comune da cui è scaturito Il Più Antico Dei Giorni a nome Magnifiqat, ma dei Crown Of Autumn non si seppe più nulla. Oggi, la bellezza di quattordici anni dopo, ci troviamo per le mani (oltre ad una doverosa ristampa di The Treasures Arcane, ridefinito per l’occasione Transfigurated Edition) il seguito di quell’unicum; è quindi con una certa riverenza che mi appresto a descrivere Splendours From The Dark.

Innanzitutto, ritroviamo oggi come allora Emanuele Rastelli ad occuparsi della maggior mole di lavoro, sia di registrazione sia di composizione: suoi sono ancora una volta growl, chitarre, basso, tastiere e quasi tutto il songwriting. Ad affiancarlo, di nuovo il bravo Mattia Stanciou alle pelli e agli effetti, oltre che coautore delle parti strumentali di “Triumphant”. Contrariamente, non è più della partita Diego Balconi, che al cantato pulito è stato sostituito da Gianluigi Girardi, vocalist di estrazione power già attivo in diversi act dell’underground italico; di questi, devo dire, il timbro vocale è un po’ troppo “impostato” e poco spontaneo, sicuramente più adatto per sonorità più comuni, ma non incisivissimo in questa sede. All’insieme si aggiungono poi le linee vocali di Milena Saracino, che conferiscono una delicatezza e uno spessore maggiore alle composizioni (è il caso di “Noble Wolf”, in cui diversi livelli di voci si rincorrono lungo l’arco del brano, donando un’ottima varietà alla proposta).

Fatte le dovute presentazioni, passiamo alla musica in senso stretto: la proposta dei Crown Of Autumn è rimasta fedele a se stessa, ossia… Decisamente difficile a descriversi. Con i dovuti aggiustamenti, i lavori dei Crown Of Autumn potrebbero quasi definirsi un ibrido tra il folk dei primissimi Empyrium (quelli di A Wintersunset…), un riffing melodeath tipicamente italiano e/o svedese di fine anni ’90 (Dark Lunacy, Disarmonia Mundi o ultimissimi Gardenian) e un immaginario darkwave che potrebbe rimandare ai Dargaard o ai Dead Can Dance. Rispetto a The Treasures Arcane, infatti, la proposta del combo, pur maturata, non è cambiata nei propri connotati; ovviamente la produzione è più limpida, i suoni più definiti e la voce di Girardi è piuttosto diversa da quella di Balconi, ma tant’è. Forse, azzardando un parere personalissimo, la più grande differenza tra i due lavori sta nelle atmosfere, più cupe e oscure in passato, oggi più ariose e di maggior respiro (“Ye Cloude Of Unknowing” nei suoi attimi culminanti); anche nei momenti più concitati (“At The Crystal Stairs Of Winter”), poi, è sempre possibile trovare un passaggio acustico a smorzare la tensione.

Quanto alle tematiche, data la commistione di elementi folk e darkwave abbiamo a che fare con la natura e le forze che la regolano (“Forest Of Thoughts”) e con una Weltanschauung medievale (“In The Garden Of The Wounded King”, che riporta anche un estratto dell’inno “Pange Lingua” di San Tommaso). Certo nulla è lasciato al caso, in questo Splendours From The Dark, e di ciò siamo grati a Rastelli e compagni. Bentornati, Crown Of Autumn.

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