CRYPTIC REALMS – The Rotten Is Alive

CRYPTIC REALMS – The Rotten Is Alive

 
Gruppo: Cryptic Realms
Titolo: The Rotten Is Alive
Anno: 2016
Provenienza: Messico / Brasile / Grecia / U.S.A.
Etichetta: Weed Hunter Records
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TRACKLIST

  1. Shattered Dreams
  2. Begging To The Dead
  3. The Rotten Is Alive
  4. Shadows Disgrace
  5. Scattered Thoughts
DURATA: 12:21
 

Potrete immaginare la mia sorpresa quando mi sono visto recapitare un pacco con timbro postale del Messico. I Cryptic Realms, formazione internazionale di nostalgici (i quattro membri avranno sicuramente più di qualche problema logistico, essendo locati in Messico, Brasile, Grecia e Stati Uniti), ci regalano con "The Rotten Is Alive" una dose potente di Death Metal classico che — per intenderci — potremmo datare a una ventina di anni fa e localizzare geograficamente in quella lingua di terra che prende il nome di Florida. Ecco, avrete capito.

La band, che ringrazio nella persona di Victor Varas per avermi gentilmente spedito il supporto da oltreoceano, offre un EP dal sapore novantiano, che ci riporta con la mente ai gloriosi tempi che furono, quelli in cui il Death Metal si suonava con una batteria costantemente in tupa tupa, una chitarra che grattugiava e un basso a riempire… e il suono era sporco, era grezzo, altroché post-produzione. Erano gli anni di Obituary e Morbid Angel, che gettavano le basi e definivano i canoni del «Classico», con la «c» maiuscola, naturalmente.

"The Rotten Is Alive" è un EP tosto, che ricalca i passi dei maestri ma senza farsi copia sterile… anzi. I Nostri mostrano un'innata attitudine alla cattiveria che si manifesta in partiture di basso serratissime, chitarre rudi e indisponenti, batteria martellante e voce cavernosa ("Begging To The Dead" e "The Rotten Is Alive"), o sotto forma di marcescenti mid-tempo ("Shadows Discgrace").

Il tutto traduce a meraviglia in musica un messaggio che si presenta chiaro già dalla copertina, sulla quale campeggiano zombie in evidente stato di avanzata decomposizione, con tanto di bava alla bocca e occhi penzolanti: «You can not kill what is dead».

Detto questo, continuo a chiedermi il senso di intro e outro in un EP di cinque tracce ma — a parte questi dubbi esistenziali — si tratta di un lavoretto di tutto rispetto e senz'altro un pezzo goloso per i cultori del genere.   

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