Cryptworm - Spewing Mephitic Putridity | Aristocrazia Webzine

CRYPTWORM – Spewing Mephitic Putridity

Gruppo: Cryptworm
Titolo: Spewing Mephitic Putridity
Anno: 2022
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Me Saco Un Ojo Records / Pulverised Records / Extremely Rotten Productions
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TRACKLIST

  1. Disgorged Chunks Of Life
  2. Immense Cerebral Decomposition
  3. Reduced To Liquified Mess
  4. Disembowelment (Draped In Gore)
  5. Premature Entombment
  6. Septic Phlegm Asphyxia
  7. Amorphous Transmutations
  8. Spewing Mephitic Putridity
DURATA: 33:40

L’abito non fa il monaco è un adagio che i Cryptworm non sembrano intenzionati a fare proprio. Il loro Spewing Mephitic Putridity è infatti tanto marcio quanto titolo e artwork di copertina sembrano suggerire al primo impatto. Il duo di Bristol nasce nel 2014 dall’incontro tra il batterista Joe Knight (Goatchurch, Pale Mist) e il polistrumentista magiaro Tibor Hanyi (Coffinborn, Rothadás), ai quali si aggiunge esclusivamente nelle esibizioni dal vivo il bassista Joss Farrington (Cryptic Shift, Seprevation). Nel corso degli anni i Nostri hanno dato alle stampe una serie di uscite minori: un demo, uno split con i portoghesi Archaic Tomb e due EP, tra i quali spicca l’interessante Reeking Gunk Of Abhorrence del 2020. A marzo di quest’anno i Cryptworm si sono sentiti infine pronti a debuttare sulla piena distanza sotto l’egida condivisa di Me Saco Un Ojo Records, Pulverised Records ed Extremely Rotten Productions, che si sono occupate rispettivamente dell’edizione su vinile, cd e cassetta.

Spewing Mephitic Putridity mostra una certa continuità stilistica con i lavori precedenti. Gli otto brani che compongono l’album sono infatti improntati a un death metal primordiale e putrescente, fatto di tempi morbosamente lenti e riff ciccioni in cui riecheggiano ora gli Autopsy, ora gli Undergang. Non mancano brevi puntate esplorative verso altri lidi. In “Disembowelment (Draped In Gore)”, a mio avviso il pezzo migliore del disco, il riffing tende tende a farsi più tecnico e strutturato, andando a ricordare i Demilich, impressione resa più acuta dalle linee vocali di Tibor. In episodi come “Premature Entombment” e ancora di più in “Amorphous Transmutations” i tempi si dilatano ulteriormente, lasciando intravedere un certo gusto per il death-doom, ma anche una certa stanchezza. Con il progredire dell’ascolto, infatti, si fa strada una sensazione di déjà-vu, figlia sia di una proposta certo non innovativa, sia del ricorso eccessivo a soluzioni che in prima battuta risultano efficaci, ma che a lungo andare diventano ridondanti. La relativa brevità dell’opera, poco più di mezz’ora, riesce comunque a tamponare i danni.

Al netto degli innegabili difetti, Spewing Mephitic Putridity rimane un album capace di farsi apprezzare da parte di chi, come il sottoscritto, ama l’aspetto più primitivo e marcio del death metal, pur non essendo un disco che ascolterei in loop per un pomeriggio intero. Mi auguro che in futuro i Cryptworm sappiano mettere a frutto le buone intuizioni qui contenute, magari affinando il proprio songwriting con qualche uscita minore.