CULT OF ERINYES – Blessed Extinction

 
Gruppo: Cult Of Erinyes
Titolo:  Blessed Extinction
Anno: 2013
Provenienza:   Belgio
Etichetta: Code666 Records
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TRACKLIST

  1. From The Shattered Skies
  2. 自爆 (Jibaku)
  3. Unspoiled Beauty
  4. Bipolar
  5. Dissolve Into The Stars
  6. Sunken Cities
  7. The Vlasov Notes
  8. Coda
DURATA: 46:48
 

I belgi Cult Of Erinyes finiscono per la terza volta sotto le mie mani, dopo che avevo avuto modo di recensire sia il debutto "A Place To Call My Unknown" sia il successivo split che li vedeva condividere la scena con i turchi Zifir. La formazione è entrata a far parte del roster della nostrana Code666 nel 2013 e sul finire dello stesso anno ha rilasciato il suo secondo album intitolato "Blessed Extinction".

La mia attesa era un po' incerta e non sapevo bene cosa aspettarmi da Corvus (basso, chitarra e tastiere), Baal (batteria) e Mastema (voce): le scelte stilistiche sarebbero state varie e articolate come quelle presenti nel primo album o più asciutte, dirette e quindi simili a quelle utilizzate per lo split? La risposta a questo dubbio viene offerta in maniera esauriente dall'ascolto delle tracce poste in apertura. "From The Shattered Skies" e "自爆 (Jibaku)" mettono in mostra sia le doti compositive che quelle emotive in possesso del trio, che si espone in maniera violenta e carnale quanto atmosferica e ritualistica, avvalendosi di una dimensione chitarristica costellata di armonia e disarmonia, incalzata dal martellamento della batteria in sottofondo, mentre sopra le asce si va a poggiare il cantato duale; al classico scream lacerante si affiancano aperture in pulito rimembranti Ved Buens Ende e Code.

La bravura ormai assodata dei Cult Of Erinyes sta nel non fossilizzarsi, usufruendo di una gamma di soluzioni ampia e imponendosi di metterle al servizio del pezzo. Ciò denota una costante crescita della mentalità compositiva: vengono così partoriti episodi affascinanti come "Unspoiled Beauty" e "Dissolve Into The Stars", mentre gli orpelli sono innestati in maniera funzionale all'evoluzione ambientale in corso in quel preciso momento; penso all'intermezzo strumentale "Bipolar" e alle incursioni solistiche degli ospiti, Baron in "自爆 (Jibaku) e "Dissolve Into The Stars" e Lionel Wittamer in "自爆 (Jibaku)" .

Ho letto in più di una circostanza di come il "già sentito" sia il vero problema-limite che attanaglia "Blessed Extinction": ebbene siamo nel 2014 e non comprendo realmente quanto ciò possa incidere su un disco che si presenta privo di cali, dotato di una prestazione strumentale alquanto valida e affinata, oltre a una prova dietro al microfono invidiabile e ben supportata dall'ugola di Phorgath in "The Vlasov Notes"; perfino la produzione curata dallo stesso cantante-bassista degli Enthroned è veramente buona per definizione. Mi chiedo quindi quale mirabolante invenzione ci sia la pretesa di udire… I cosiddetti cliché, stilemi, chiamateli un po' come volete, sono parte integrante e imprescindibile della stesura di un brano, volenti o nolenti, teniamo invece conto del modo in cui le band tirano fuori il carattere e palesano la capacità di concretizzare le proprie idee. Ritengo infatti che oggi siano questi i parametri che dividono la miriade di cloni dalla meno folta colonia di realtà abili e gradevoli, ed è in quest'area che inserisco senza alcuna esitazione la compagine belga.

"Blessed Extinction" è un album da non farsi scappare o se preferite un'uscita sulla quale scommettere: i Cult Of Erinyes sono una formazione ormai rodata, affidabile e in cui è possibile riporre fiducia, pertanto non posso far altro che supportarli e suggerire l'ascolto delle loro produzioni.

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