Cult Of Lilith - Mara

CULT OF LILITH – Mara

Gruppo:Cult Of Lilith
Titolo:Mara
Anno:2020
Provenienza:Islanda
Etichetta:Metal Blade Records
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TRACKLIST

  1. Cosmic Maelstrom
  2. Purple Tide
  3. Enter The Mancubus
  4. Atlas
  5. Comatose
  6. Profeta Paloma
  7. Zángano
  8. Le Soupir Du Fantôme
DURATA:36:07

I Cult Of Lilith sembrano spuntati direttamente dal sottosuolo come la mano scheletrica davanti a cui si prostrano le figure ritratte sulla copertina di Mara; opera del bravissimo Eliran Kantor, che recentemente ha realizzato anche gli artwork degli ultimi lavori di My Dying Bride e Heaven Shall Burn. In realtà, la band islandese fondata dal chitarrista Daniel Thor Hannesson è attiva dal 2015 e, nel corso di questi cinque anni, si è arricchita di componenti tutt’altro che alle prime armi: Mario Infantes Avalos, voce e mente dietro ai testi di Mara, fa parte anche del gruppo death melodico originario delle Canarie Jotnar; il chitarrista Kristján Jóhann Júlíusson e il batterista Kjartan Harðarson fungono da supporto live alla one man band austriaca Vástígr; infine, il bassista Samúel Örn Böðvarsson milita negli Aeterna.

Nonostante anche l’EP d’esordio Arkanum fosse di per sé una prova più che godibile di death tecnico e personalizzato da inserti melodici piazzati al momento giusto, Mara segna un vero e proprio salto di qualità per i Cult Of Lilith, dal momento che non solo costituisce un full length più pesante, ma risulta anche sfaccettato, dinamico e barocco, come suggerisce l’estetica associata. Il leitmotiv rimane un tech death movimentato e denso di sfumature prog e dissonanze che danno ulteriore vigore ai brani, tuttavia in realtà Hannesson e soci hanno disseminato nell’intero arco del disco delle contaminazioni che contribuiscono a renderlo decisamente guizzante e fresco. Tra queste, personalmente mi hanno colpito in particolar modo il passaggio di flamenco nell’evocativa “Profeta Paloma” (che vede la presenza di Fernando Perez Caňada alla voce e di Reynir Hauksson, che ha prestato la sua chitarra classica anche all’intro di “Le Soupir du Fantôme”) e le numerose variazioni che appaiono all’interno di “Atlas” e “Comatose”, i pezzi più articolati e brulicanti di Mara.

Che una delle parole chiave legate a questa opera sia varietà si evince anche dal fatto che nei testi venga utilizzata una pluralità di lingue, che annoverano l’inglese, lo spagnolo, il latino e il francese. Non mancano riferimenti concettuali anche al patrimonio culturale e al folklore islandese, dal momento che il titolo stesso del disco è ispirato ai Martröð, o Incubi, spiriti maligni che si crede possano appollaiarsi sul petto dei dormienti, assicurando ai malcapitati un sonno tormentato. Questo elemento costituisce anche un punto di raccordo con il contenuto dei testi, che trattano spesso di sensazioni legate a esperienze negative, alla frustrazione e alla sofferenza. Un’interessante eccezione è costituita da “Entering The Mancubus”, che trae ispirazione dai videogiochi sulla falsariga di Doom nel presentare un futuro distopico, in cui gli esseri umani sono diventati creature immonde, a causa dell’esposizione prolungata a fattori nocivi come l’inquinamento, gli alimenti geneticamente modificati e così via.

Di fronte a tutti questi elementi eterogenei, non è affatto semplice descrivere a parole la fluidità e la varietà di questo album che punta, a buon diritto, i riflettori sui Cult Of Lilith, una realtà più che meritevole d’attenzione. Questo perché Mara è un disco cangiante, che riduce la prevedibilità pressoché a zero, coinvolgendo l’ascoltatore dalla prima all’ultima nota e toccando uno spettro musicale e concettuale tutt’altro che ristretto. Un ascolto decisamente consigliato.

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