CURSE – Void Above, Abyss Below

 
Gruppo: Curse
Titolo: Void Above, Abyss Below
Anno: 2011
Provenienza: Islanda
Etichetta: Schwarzdorn Production
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TRACKLIST

  1. Desecrating The Divine Trinity
  2. Void Above, Abyss Below
  3. The Mad Sheperd
  4. Infernal Visions
  5. I'm The Dead Guy
  6. Red Is The Deepest Black
  7. Painting The Devil On The Wall
  8. Hour Of The Skull
  9. Priests Of The Underworld
DURATA: 35:56
 

I Curse sono un altro progetto di Eldur, conosciuto anche come mente della creatura Fortíð. Con questa formazione si allontana dal viking e dall'atteggiamento epico della proposta che ha caratterizzato la trilogia "Völuspá", per dedicarsi alla parte più rozza e primordiale del genere.

In compagnia del batterista D. Theobald, ha dato alla luce questo terzo capitolo intitolato "Void Above, Abyss Below", i cui riferimenti musicali sembrano essere più che altro Hellhammer e Darkthrone. Ogni tanto poi qualche traccia dei Satyricon black'n'roll spunta fuori, ma si parla di un'uscita decisamente sporca, più affine ai primi nomi citati come peculiarità e grettezza.

I brani sono semplici, il processo compositivo è stato alquanto istintivo, l'album è stato scritto e registrato in poco più di un mese, con la metà completamente incentrata sull'improvvisazione. Si tratta quindi di una prova genuina e pura fino all'osso, per certi aspetti tendente a una jam-session da sala prove che, pur mostrando di possedere dei limiti in quanto a personalità e struttura, si rivela in grado di offrire anche dei buoni momenti. Ci sono infatti un paio di canzoni, iniziando proprio dal mid-tempo "Void Above, Abyss Below", che svolgono il proprio compito senza intoppi particolari.

Siano i momenti in cui ci danno sotto col black'n'roll ("The Mad Sheperd") oppure quelli più atmosferici ("I'm The Dead Guy" e la conclusiva "Priests Of The Underworld"), i Curse sono coscienti di muoversi su un terreno pestato, battuto e rivoltato ormai all'inverosimile e se la cavano con un pizzico di mestiere e qualche breve parentesi maggiormente melodica ("Painting The Devil On The Wall" e la successiva "Hour Of The Skull"), portando a casa un risultato positivo.

Per quanto ruvida e non proprio perfetta, la produzione non crea fastidi particolari alla strumentazione. Per fortuna i ragazzi hanno avuto il buongusto di evitare riferimenti a certe prove registrate in stile demo anni Novanta solo perché fa figo.

In conclusione, "Void Above, Abyss Below" non vi cambierà la vita, è però un disco dotato di un alone scuro e di riff che i cultori della vecchia scuola difficilmente potranno non apprezzare. Nutro più che altro dubbi sulla longevità della sua esistenza negli stereo: sarà il vostro gusto a dare ai Curse la possibilità di vivere o meno fra i lavori che ritenete degni, dar loro una chance però non vi costa davvero nulla.

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