DALKHU – Lamentation And Ardent Fire

Gruppo:Dalkhu
Titolo:Lamentation And Ardent Fire
Anno:2018
Provenienza:Slovenia
Etichetta:Godz Ov War Productions
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TRACKLIST

  1. Profanity Galore
  2. I Am
  3. Rime
  4. A Race Without Hope
  5. Gaps Of Existence
  6. The Dead Sleep With Their Eyes Open
  7. Night
DURATA:42:53

I Dalkhu continuano il percorso di crescita: a tre anni e spicci dal valido Descend… Into Nothingness, tornano a far parlare di sé grazie a un nuovo album e a un sodalizio con la polacca Godz Ov War, che di black e death metal dell’Europa centrale due o tre cose le sa. Abbandonato l’indegno carrozzone Satanath, la creatura di Jure “Sorg” G. in occasione del terzo disco cambia pelle per la terza volta. La bella illustrazione stavolta è opera di Misanthropic Art, ma i cambiamenti fondamentali sono interni alla formazione, che è diventata un trio: alla batteria torna il batterista storico, Kalki, che ha militato nei Dalkhu fin dall’inizio ma che per qualche motivo non prese parte ai lavori dell’opera precedente, mentre al microfono troviamo Lucerus, terzo cantante per altrettanti album.

Dal punto di vista musicale, Lamentation And Ardent Fire è un netto passo avanti rispetto al suo predecessore, principalmente per una ragione: la sua coesione. Descend… Into Nothingness era un’opera assolutamente stordente, con tante cose al proprio interno, e J.G. deve essersene accorto, perché per questo nuovo lavoro ha deciso di asciugare, e molto, tutti i suoi riferimenti. Il sound dei Dalkhu è ancora perfettamente a metà tra death e black metal, tuttavia non pesca più da questo e da quello, non sembra più un affascinante guazzabuglio di qualsiasi cosa sia venuto fuori negli ultimi trent’anni tra Tampa, Bergen e Stoccolma. In Lamentation… ci sono più ordine, più coerenza, più concretezza, e J.G. è riuscito a costruire un album personale, i cui riferimenti principali si muovono tra la Svezia dei Dissection e la Polonia degli Hate, senza per questo disdegnare qualche fendente dalle lame affilatissime, giusto per non scordare le proprie origini black metal dure e pure.

Coesione non significa però monotonia, e i Dalkhu sono tutto fuorché ripetitivi: tempi medi e cavalcate, scream e growl, addirittura qualche coro (“The Dead Sleep With Their Eyes Open”), Lamentation… offre tutto il prontuario del metallaro estremo contemporaneo. Anzi, alle volte esagera pure e verso il fondo si lancia in qualche numero da circo vicino all’album precedente: i quasi sette minuti della conclusiva “Night” contengono almeno tre canzoni diverse. Al di là di questo leggero eccesso, l’unico elemento ancora rivedibile per la ciurma slovena è legato ai testi: un disco piacevole e ben costruito come questo meriterebbe versi, se non all’altezza, quantomeno corretti e privi dei soliti errori grammaticali.

Non privi di qualche difetto di fondo, ma allo stesso tempo dotati di buona personalità e grande fascino, i Dalkhu sono pronti per far crescere esponenzialmente il proprio seguito.

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