DARK AWAKE – Epi Thanaton

DARK AWAKE – Epi Thanaton

 
Gruppo: Dark Awake
Titolo: Epi Thanaton
Anno: 2013
Provenienza: Grecia
Etichetta: Rage In Eden
Contatti: Facebook  Sito web
 
TRACKLIST

  1. Anaphexaton Primeumaton
  2. Epi Thanaton
  3. Freya's Aettir
  4. Sigillum Of Cutha
  5. Mithraic Mystica
  6. Kia Mass Ssaratu
  7. Ichor
  8. Medea
  9. Spheres Of Qlippoth
DURATA: 39:47
 

Capita di incontrare lungo il proprio percorso musicale dischi difficili da collocare, da recensire, da comprendere. Dischi oscuri, impenetrabili, e che ciò nonostante a un attento ascolto ci aprono mondi inesplorati, profondi, densi, ben oltre quanto viene percepito a un approccio superficiale. "Epi Thanaton" (traducibile con «circa la morte», «che riguarda la morte») vorrebbe essere uno di questi. Vorrebbe, ma ci riesce solo a metà.

Impossibile da catalogare, il progetto solista del musicista greco Shelmerdine (contento lui di farsi chiamare così) Dark Awake si muove con discreta cognizione di causa fra dark ambient, musica rituale e sporadici momenti di gusto neoclassico, accompagnati da piano e chitarra, e dà vita a un'oscura danza musicale, definita sapientemente dai produttori del disco «Apocalyptic Ritual Music». Definizione azzeccata, tanto che a tratti l'ascoltatore riesce davvero a venire catturato dai ritmi primitivi e ossessivamente ripetuti e trascinato per brevi momenti in altri tempi, altre ere, quando il rapporto primitivo tra uomo e morte non conosceva tutte le mediazioni trascendenti e trascendentali venutesi a sommare poi con millenni di storia del pensiero.

Percussioni di diverso genere e intensità si avvicendano lungo un percorso che tocca senza soluzione di continuità il Necronomicon, la Qabbalah e antiche mitologie, i possenti tamburi marziali di "Sigillum Of Cutha" si alternano alle ossa umane, usate come strumento musicale in "Freya's Aettir" e poi ancora in "Kia Mass Ssaratu", brano in cui il loro suono ricorda un ancestrale bastone della pioggia. In certe tracce poi la magia riesce, l'effetto di contrasto fra i ritmi ossei e gli inserti di pianoforte crea una atmosfera surreale e di impatto.

Ma è tutto oro quel che luccica? Proverbialmente si sa, la risposta è negativa, e questo caso non fa eccezione. Perché sebbene l'idea di fondo sia notevole e l'utilizzo di strumenti davvero peculiari sia intrigante, l'album troppo spesso si perde in momenti di vuoto, mancanti di incisività, apparentemente privi di idee. E sebbene Ungaretti insegnasse che gli spazi vuoti (riferendosi agli spazi bianchi sul foglio di carta) sono parte integrante della poesia, eviterei paragoni scomodi in questa sede.

Nel complesso l'impressione è di trovarsi di fronte a due o tre spunti notevoli, anche solo da un punto di vista puramente intellettivo, ma sviluppati male, o meglio non affiancati da altre idee a sostenere la tesi di partenza, che si perdono nei meandri di un disco che sulla distanza si rivela inconsistente rispetto alle notevoli premesse. Le quali, sia chiaro, ci si augura vengano ri-analizzate e ricomposte in futuro in un'opera più compiuta, che renda loro giustizia.

Facebook Comments