DARK FUNERAL – Angelus Exuro Pro Eternus

 
Gruppo: Dark Funeral
Titolo:  Angelus Exuro Pro Eternus
Anno: 2009
Provenienza: Svezia
Etichetta: Regain Records
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TRACKLIST

  1. The End Of Human Race
  2. The Birth Of The Vampiir
  3. Stigmata
  4. My Funeral
  5. Angelus Exuro Pro Eternus
  6. Demons Of Five
  7. Declaration Of Hate
  8. In My Dreams
  9. My Latex Queen
DURATA: 47:16
 

Chi scrive è un grosso fan dei Dark Funeral e ne apprezza la produzione in toto, pur ritenendo il trittico iniziale alla stregua di capolavori del black metal di stampo svedese, seppure espressi con sfumature diverse. Questa predilezione non mi impedisce però di poter effettuare un'analisi coerente e ponderata del loro ultimo disco, evidenziandone possibili pregi e difetti.

Sin dalle prime note di "Angelus Exuro Pro Eternus" è evidente un riavvicinamento allo stile di "Diabolis Interium", con le chitarre nuovamente protagoniste incontrastate nel tessere le gelide e taglienti melodie marchio di fabbrica del gruppo svedese dal 1994. Questa volontà è rafforzata ulteriormente dalla potente produzione che ritorna a essere opera dei rinomati Abyss Studios e che si distacca quindi nettamente da quella pluricriticata di "Attera Totus Sanctus". Un brano come "The End Of Human Race" a questo proposito è quanto di più riuscito ci si possa aspettare: Lord Ahriman e Chaq Mol leader come da copione, diluvio di blast beat e un Emperor Magus Caligula che vomita le proprie invettive, offrendo comunque il proprio meglio nei passaggi in growl, in quanto come screamer rimane uno dei tanti, pur essendo ormai la voce storica dei Dark Funeral. Questo schema collaudato si ripete poi nella tellurica "The Birth Of The Vampiir" (attenzione cari lettori: questo testo non parla di Satana!), in "Angelus Exuro Pro Eternus" (forse il brano meno significativo), "Declaration Of Hate" e "My Latex Queen".

Ad accompagnare l'attesa per l'uscita del quinto lavoro in studio di Ahriman e soci erano state però le voci su presunte novità stilistiche che avrebbero affiancato i classici pezzi ultraveloci e un assaggio era stato possibile averlo con il rilascio del videoclip di "My Funeral". Alla luce dell'intero disco, si nota la volontà di oltrepassare il tempo medio nudo e crudo quasi privo di variazioni sul tema (pur essendo qui presente nelle vesti di "In My Dreams"), realizzato già in passato con "Goddess Of Sodomy" e "Atrum Regina", in favore di un maggiore dinamismo. Fulcro di tutto ciò è il nuovo motore pulsante della band, vale a dire il signor Dominator, che offre una buona prestazione, non facendo rimpiangere Matte Modin nei passaggi tirati e aggiungendo un tocco di varietà in più. Abbiamo così l'infernale "Stigmata" con incipit e conclusione da scapocciamento o la quasi epica "Demons Of Five" che sul finale offre anche una specie di piccolo assolo.

Tirando le somme, reputo "Angelus Exuro Pro Eternus" un buon disco che però non cambierà giudizi e valore del gruppo. Il suono si è mantenuto in linea col passato (così come testimonia anche il fiammeggiante demone infernale che domina la copertina), soddisfacendo così i fan più fedeli, mentre sul versante compositivo l'iniezione di fantasia è stata piacevole eppure non decisiva per decretare significativi sviluppi futuri. Chi ama i Dark Funeral potrà quindi procurarsi l'ennesima testimonianza di coerenza e dedizione alla causa, al tempo stesso i detrattori saranno rimasti pressoché immobili sulle proprie posizioni.

Nota: la versione del cd in possesso del sottoscritto è quella limitata contenente anche un dvd bonus con l'esibizione al festival svedese Peace & Love del 28 giugno 2008 e il video di "My Funeral". La qualità audio-video è degna dei due dvd "Attera Orbis Terrarum" e anche la scaletta, composta da dieci brani più intro che pescano da tutta la carriera dei nostri, non presenta novità di sorta. La reazione del pubblico nordico se paragonata ai filmati sudamericani è piuttosto fredda, come suggerisce il luogo comune, mentre la prestazione dei musicisti è in linea con lo standard passato. Colui che accusa qualche passaggio a vuoto è invece Caligula, che impiega diversi brani per scaldarsi e denota una mancanza di fiato non appena diminuiscono le pause e i tempi morti. Quando però sul finale ingrana, poi non stecca il prolungato urlo di "An Apprentice Of Satan". Da quanto ho descritto potete capire come questo concerto sia qualcosa di riservato unicamente ai fan irriducibili.

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