DARK FUNERAL – Where Shadows Forever Reign

 
Gruppo: Dark Funeral
Titolo: Where Shadows Forever Reign
Anno: 2016
Provenienza: Svezia
Etichetta: Century Media Records
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TRACKLIST

  1. Unchain My Soul
  2. As One We Shall Conquer
  3. Beast Above Man
  4. As I Descend
  5. Temple Of Ahriman
  6. The Eternal Eclipse
  7. To Carve Another Wound
  8. Nail Them To The Cross
  9. Where Shadows Forever Reign
DURATA: 45:45
 

Da un punto di vista artistico, i Dark Funeral sono riconosciuti fra i pionieri della via svedese al black metal, che non hanno mai saputo ripetere i fantastici risultati conseguiti alla metà degli anni '90, prima con l'ep "Dark Funeral" (1994), poi con la gemma "The Secrets Of The Black Arts" (1996). Sul fronte del riscontro del pubblico di massa invece Lord Ahriman e soci sono ormai inarrestabili da tempo e hanno guadagnato i propri gradi sul campo, o meglio sul palco, girando tutto il mondo in tour, preferendo centellinare le uscite discografiche (appena sei dischi in oltre venti anni di carriera) e tenendosi alla larga da cianfrusaglie commerciali per spremere i fan (vini, birre… preservativi marchiati). Insomma la band svedese è criticabile per tanti motivi, ma certamente non per quanto riguarda l'onestà intellettuale e la correttezza.

"Where Shadows Forever Reign" segna il ritorno dopo ben sette anni dal precedente "Angelus Exuro Pro Eternus", rivelandosi per certi versi un ricorso storico che riporta direttamente al 1996, proprio in concomitanza con i vent'anni esatti dalla pubblicazione dell'album più amato dei Dark Funeral. Prima e più immediata ragione, la splendida copertina in tinte blu realizzata da Necrolord, che si distacca dai diavoli fiammeggianti dell'ultimo (lungo) periodo, in favore di un tono più mistico e rituale. Seconda, l'abbandono del latino nel titolo dell'opera. Terza, la freschezza stilistica e compositiva emanata dalle tracce, in grado di sorprendere.

Finalmente la vena artistica di Lord Ahriman (per l'occasione anche bassista) torna a brillare, per quanto ciò sia dovuto — stando allo stesso chitarrista — a vicende personali spiacevoli. L'atmosfera che si respira è sfaccettata e possiede sfumature inedite, non più gelide come agli esordi né sulfuree e telluriche come rappresentato da "Diabolis Interium", bensì maggiormente magniloquenti e quasi epiche (termine da prendere ovviamente in senso lato), ridimensionando l'approccio esclusivamente poderoso di "Angelus Exuro Pro Eternus". Un alone solenne domina le composizioni, per merito delle tessiture chitarristiche di Lord Ahriman e Chaq Mol, che non si sviluppano più unicamente in versione gelido-melodica. L'apertura "Unchain My Soul" e la chiusura offerta da "Where Shadows Forever Reign" sono i migliori esempi della scaletta, laddove "As One We Shall Conquer" affonda nel doom metal, fra incipit e rallentamenti sparsi.

In fase compositiva Lord Ahriman, affiancato in alcune occasione da Dominator (come riportano i crediti del libretto), è stato attento a garantire atmosfera e fruibilità alle tracce in egual misura, con i ritornelli a giocare un ruolo importante. L'operazione è per nulla semplice, tuttavia è riuscita con discreto successo: per esempio "As One We Shall Conquer" coinvolge in maniera grintosa; nel caso dell'oscura invocazione al demone Angra Mainyu di "Temple Of Ahriman", al contrario, forse si finisce per disperdere parte del clima ricreato.

Un altro aspetto cardine del disco è rappresentato dal dinamismo delle ritmiche, mai come questa volta in costante mutamento e sempre al servizio delle tracce. Dominator infatti non è più soltanto una portentosa macchina da guerra glaciale in blast beat, che aggiunge mera potenza di fuoco alle asce in maniera indipendente e distaccata, ora è capace di collaborare col resto della formazione, anche per merito della produzione. Viene così superata la formula, semplice per quanto soddisfacente, del tempo medio rigoroso che aveva caratterizzato in passato "Goddess Of Sodomy" e "Atrum Regina". Il merito va ascritto anche alle scelte in fase di produzione, non più così rigorose come in occasione del precedente album, in favore di suoni credibili e sinceri

"Where Shadows Forever Reign" coincide pure con il battesimo di Heljarmadr (già impegnato come polistrumentista e cantante con Cursed 13 e Grá) in sostituzione dell'icona Emperor Magus Caligula alla voce, un compito davvero difficile da un punto di vista affettivo e di riconoscibilità, più che puramente tecnico. Il Nostro ha superato pienamente l'esame con uno scream meno acido del predecessore ma parecchio intelligibile, a proprio agio sia nei frangenti concitati che in quelli più allentati, graffiando e convincendo anche in fase di growl; anche gli sparuti passaggi puliti non dispiacciono, grazie a un tono narrativo e inquietante che mantiene la tensione. Sul fronte dei testi siamo in linea con le aspettative, ritroviamo gli ovvi richiami alla morte, all'armageddon e a temi anticristiani declinati come la vittoria delle tenebre sulla luce, oltre a creature mostruose, rituali e invocazioni; a confronto con Caliguga, il nuovo approccio appare leggermente più metaforico e meno diretto.

Dedico infine le ultime annotazioni al formato del disco analizzato: si tratta della versione cd, racchiuso in uno slipcase digipak apribile, a formare una croce rovesciata impagabile per tutti gli amanti della sana ignoranza. Inoltre contiene un libretto di sedici pagine dai toni cupi, corredato di foto e testi (leggibili), più un poster raffigurante la copertina.

Arrivando alle conclusioni dopo una così lunga analisi, devo ammettere di essere stato davvero stupito dalle tante novità vincenti inserite in "Where Shadows Forever Reign", un disco dal quale mi aspettavo davvero poco, pur essendo un grandissimo estimatore di Lord Ahriman. Di certo non rivoluzionerà alcunché, fra autocitazioni comunque apprezzate ("The Eternal Eclipse") e un paio di episodi meno significativi ("As I Ascend" e "To Carve Another Wound"), tuttavia riporta alla ribalta una formazione veterana dell'universo black metal. Che colpo di coda per i Dark Funeral!

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