DARKENHÖLD – Echoes From The Stone Keeper

DARKENHÖLD – Echoes From The Stone Keeper

 
Gruppo: Darkenhöld
Titolo: Echoes From The Stone Keeper
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Those Opposed Records
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Alchemy And Arcana
  3. Wyvern Solitude Chant
  4. Echoes From The Stone Keeper
  5. March Of The Sylvan Beasts
  6. Interlude
  7. Mesnie Hellequin
  8. Chasm Of Asylake
  9. Nightfall And The Fire Doom
  10. Castle Ruins Anthem
DURATA: 42:28
 

La Francia sforna realtà di valore una dietro l'altra ormai da anni e i Darkenhöld sono una di queste. Si erano messi in evidenza dapprima grazie agli split rilasciati nel 2009 insieme a Fhoi Myore e Naastrand, successivamente con il debutto "A Passage To The Towers…" dato alle stampe nel 2010 e con un altro split a quattro, che vedeva coinvolti Ysengrin, Aorlhac e Ossuaire intitolato "La Maisniee Du Maufe – A Tribute To The Dark Ages" del 2011, anno in cui hanno preso parte anche alla compilation "Message From The Other Side Vol. I", edita dalla Grom Records. Il 2012 della band invece è iniziato con l'omaggio agli Enslaved attraverso la cover di "Allfar Odin", brano inserito nel doppio cd prodotto dalla Pictonian Records intitolato "Önd – A Tribute", ed è terminato dando vita al secondo lavoro in studio "Echoes From The Stone Keeper".

Per quanto la formazione sia in attività da un tempo ristretto (circa un lustro), è impossibile non notare la discreta prolificità della quale è dotata. Del resto è composta da Aldébaran (chitarra, tastiere, basso e cori) e Aboth (batteria, percussioni, tastiere), personaggi a noi noti data la loro presenza negli Ysengrin (progetto sorretto dalla mente del geniale Guido Saint Roch), più Cervantes (voce); con Aleevok (basso) e Anthony (chitarra) a far da supporto nelle esibizioni dal vivo. È una di quelle compagini che sa sorprenderti e questo album n'è l'ennesima conferma.

La parola «ancestrale» racchiude in sé l'essenza del disco. Tutto ciò che concerne l'ambito musicale, dei testi e della parte grafica ci trasporta in una dimensione al di fuori dell'odierno vissuto. Si è così catapultati in uno scenario medioevale, o se preferite fantastico come potrebbe essere quello di matrice tolkeniana: ma come riescono a condurci per mano sin lì? Lo fanno attraverso un black metal dal fascino vecchia scuola; le melodie e la carica nera delle quali sono intrise le tracce invocano a gran voce nomi altisonanti quali Emperor, Satyricon, primissimi Dimmu Borgir, i monegaschi Godkiller (quelli di "The Rebirth Of The Middle Ages") e per qualche aspetto atmosferico e decisamente fiabesco la figura dei Troll di "Drep De Kristne". Essa va a braccetto con i gruppi nominati, formando una base fantastica dal punto di vista emotivo.

Il viaggio nei sotterranei descritto in apertura è l'incipit ideale per addentrarsi nell'oscurità creata dai Darkenhöld:

«Subterranean Corridor, following the crackling path of the torch, glowing bard and his scalding tune
A Shadow glides on the stones like a protecting fur
The Prudent wanderer is hiding from the greedy breath of the depths winding alone the wood's teeth defending the threatening mouth…
Of the Subterranean Corridor
».

Ovviamente altrettanto importante è il contributo che le note trasmettono, permettendo all'ascoltatore di godere di atmosfere racchiuse in una bolla eterna nella quale gravitano pezzi veramente belli e affascinanti quali "Alchemy And Arcana", "March Of The Sylvan Beasts" e "Nightfall And The Fire Doom". I sentori epici si sprecano, ma la natura black metal è intatta: che siano i naturali successori di quelle compagini ormai scomparse?

La produzione è perfetta, bilanciata, le tastiere sono ricche e splendidamente in risalto, tuttavia non ingombrano la scena, mentre il lavoro delle chitarre è udibile chiaramente quanto quello dell'asse ritmico. Permettetemi poi di segnalare la genialata insita in "Mesnie Hellequin": di cosa si tratta? Chi non ha mai giocato a "Ghosts 'N Goblins"? Beh, se l'avete fatto, ne ricorderete certamente il motivo portante che troverete inserito in maniera pregevole in questo brano.

Si può infine giudicare un disco dalla copertina? In questo caso sì, dal primo sguardo avrete già un vivido contatto con ciò che è contenuto in "Echoes From The Stone Keeper". Il suggerimento è di affrontare quel percorso, di ascoltarlo a ripetizione e assorbirlo. Ovviamente tutto questo va fatto possedendone l'originale, il che vuol dire: compratelo!

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