DARKESTRAH / AL-NAMROOD – Akyr Zaman / Tajer Al Punqia

Gruppo:Darkestrah / Al-Namrood
Titolo:Akyr Zaman / Tajer Al Punqia
Anno:2016
Provenienza:
Kyrghizistan / Arabia Saudita
Etichetta:Shaytan Productions
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TRACKLIST

  1. Darkestrah – Akyr Zaman
  2. Al-Namrood – Tajer Al Punqia I
  3. Al-Namrood – Tajer Al Punqia II
DURATA:21:53

Sarebbe bello poter raccontare qualcosa in più sullo split tra Darkestrah e Al-Namrood: dal Kirghizistan i primi, dall’Arabia Saudita i secondi, entrambi iniziano ad avere un discreto seguito tra gli amanti del black metal dalle origini più improbabili. Come di consueto, le informazioni sono sempre scarse: Shaytan Productions ha deciso di inserire all’interno del libretto solo il testo del brano dei Darkestrah.

Se la band di Asbath, musicista ormai da tempo trasferitosi in Germania (dove immagino la scena metal sia completamente diversa rispetto a quella kirghisa), capita sulle nostre pagine per la prima volta, è ormai un’abitudine invece trovarsi tra le mani i lavori dei Sauditi, anche se spesso con notevole ritardo.

Procediamo con ordine: i Darkestrah suonano un black metal atmosferico fortemente arricchito da venature folk e dall’utilizzo di strumenti locali (kirghisi, non tedeschi), con brani tipicamente molto lunghi e strutture dilatate di pregevole fattura e molto vicini alla sensibilità scandinava degli inizi. Lunghezza a parte, sì ai primissimi Borknagar, no ai Finntroll. Il contributo di questo split, “Akyr Zaman”, non fa eccezione e conferma l’ottimo stato di forma del gruppo, che da pochi mesi ha anche rilasciato il proprio sesto album, Turan. Sicuramente quella dei Darkestrah è una discografia da approfondire per chi ancora non vi fosse in confidenza.

Discorso più delicato quello degli Al-Namrood. I «Non-Credenti» sono ormai nostri ospiti fissi e più volte abbiamo sottolineato come la loro proposta non possa essere valutata secondo i canoni normali dell’ascoltatore occidentale (“Heen Yadhar Al Ghsaq”). In “Tajer Al Punqia”, brano diviso in due parti, Ostron, Mephisto e Humbaba procedono nell’evoluzione verso suoni sempre più asciutti e virati a una sorta di black-thrash metal. O forse è semplicemente il massimo che riescono a ottenere con la strumentazione a disposizione. Quel che è certo è che l’influenza folkloristica araba è a sua volta via via sempre più marcata nella musica dei nostri e sarà decisamente interessante ascoltare il nuovo album Enkar, uscito proprio nei giorni in cui scrivo queste righe e presto in arrivo.

Uno split non è quasi mai l’occasione migliore per avvicinarsi ad artisti sconosciuti e questa collaborazione non fa eccezione, ma nella sua proposta dichiaratamente «for-fans-only» riesce a garantire una ventina di minuti di qualità. O almeno di ideologia ribelle vera.

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