DARKMOON – Wounds

DARKMOON – Wounds

 
Gruppo: Darkmoon
Titolo:  Wounds
Anno: 2011
Provenienza:   Svizzera
Etichetta: CCP
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TRACKLIST

  1. The Sword
  2. Rise Up
  3. Conquistadors
  4. Seki State
  5. Where The Old Gods Sleep
  6. Black Shell
  7. Dead Cold World
  8. Locked In
  9. Sentence Divine
DURATA: 45:26
 

Basilea Campagna, questo cantone ospitava già i romani; forse Augusta Raurica, oggi Kaiseraugst, vi dirà qualcosa. Non tanto lontano da lì giace Hölstein, paesino con poco più di duemilatrecento abitanti che è casa dei nostri eroi.

La formazione esiste già dal 1995 e apparve inizialmente col nome Obscure. L’allineamento agli strumenti è stato costante; solo Patric fu sostituito alle pelli da Laurent Strack.

Il quintetto è dedito al death melodico con qualche tocco nero; tre lavori usciti a distanza irregolare hanno la costante scandinava che è però lungi dal trasformarlo in un blocco di musicisti privo d’idee e originalità. "Wounds" è un disco che inizia con un uragano intitolato "The Sword": secco, veloce, brutale e con tocchi di death nuovaiorchese assale un ascoltatore finora rilassato e ignaro di quello che l’avrebbe atteso. Ben presto è chiaro che il gruppo è migliorato tecnicamente. La melodia è quasi epica in questo disco ma non prevale sulla sobria crudezza necessaria per la riuscita di un disco death.

"Conquistadors" allieterà i chitarristi fra voi con le sue scale orientaleggianti. Vi assicuro che questo pezzo in concerto spacca un sacco, malgrado non sia uno dei più veloci. Questi basilesi tentano anche di conquistarvi con pezzi inneggianti ma non froci come lo è per esempio "Where The Old Gods Sleep", canzone che convince grazie alla sua costruzione variegata.

Generalmente il disco non è ingozzato di velocità ma piuttosto di parti che definirei quasi "groovy"; chi non vuole potersi scassare le cervicali a un concerto e rompersi le costole in un pozzo? La produzione è buona, anche se gli assoli sembrano un poco svanire nel mare della ritmica; le chitarre sono sazie di volume e la batteria sconquassa tutto sul suo cammino mentre la voce lacera i timpani dell’auditorio.

Che altro dire… sicuramente questi signori non hanno inventato l’acqua calda ma sanno magnificamente il fatto loro. Questo è sicuramente il miglior lavoro da loro sfornato finora e desidero consigliarvelo, non perché si tratti di artisti compatrioti ma perché offrono un prodotto solido e veramente degno d’ascolto.

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