DARKRISE – Realeyes

DARKRISE – Realeyes

 
Gruppo: DarkRise
Titolo: Realeyes
Anno: 2013
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. Realeyes
  2. I'm Here
  3. Etre Ou Ne Paraître
  4. God Perversion
  5. No Help In Hell
  6. Foeticide
  7. Law Of Liar
  8. End Of Talk
  9. Debt Of Blood
  10. Realize
DURATA: 41:03
 

Gli svizzeri DarkRise sono al secondo giro su Aristocrazia, era il 2010 quando il sottoscritto scrisse della terza uscita di lunga durata intitolata "Built" e torna ora a raccontarvi di loro, dato che si trova fra le mani il quarto capitolo discografico "Realeyes". La squadra di martellatori non ha perso il suo tocco e ha lavorato per affinare le doti presenti nei dischi precedenti, parlo di quella robustezza e quella forma canzone ben delineata — pur non evitando una serie di déjà vu notevoli — che li hanno messi comunque in condizione di assestare delle oneste mazzate.

La buona dose di groove, la discreta tecnica e la base muscolare trainano un album che nei piacevoli solismi insiti in "Etre Ou Ne Paraître", nei cambi di tempo repentini di "God Perversion" e nell'apertura dal gusto mediterraneo di "Foeticide" (brano nel quale si esibisce il bouzouki) trova dei puntelli che provano — e in parte riescono — a scongiurare una staticità da botta dritta in faccia che pare ancora essere parte integrante del vissuto di questa band. Ciò che intendo dire è che i DarkRise svolgono il proprio compito bene, non hanno delle debolezze effettive né fanno denotare svarioni particolari nell'esposizione delle loro idee, soltanto non vi è quel guizzo vincente che permetta a una formazione dalle buone capacità di divenire qualcosa di più.

A riprova del fatto che abbiano voluto fornire a questa nuova opera una visione più completa possibile, c'è la scelta dei partner a supporto, iniziando dal signor Kevin Talley dietro le pelli. Il tocco del batterista e motore perpetuo che sa infilare il pepe in culo a chiunque è riconoscibile e, pur non bastando a cambiare la situazione, dà una mano ai brani che ne ricevono vantaggio. Per quanto concerne la cura dietro al mixer e per la sezione artistica, i ragazzi hanno optato rispettivamente per una collaborazione con gli Hertz Studio di Białystok (e si sente: pulizia e suoni un po' alla polacca) e con Niklas Sundin: anche in questi casi i contributi sono evidenti, tuttavia non incidono sul valore primo da tenere in considerazione, cioè la musica.

Come successo in precedenza con "Built", gli Elvetici si confermano nuovamente affidabili, pesanti e una volta inseriti nello stereo la scapocciata è garantita. In loro compagnia gli appassionati senza troppi grilli per la testa e gli adoratori della brutalità death avranno solo di che divertirsi. Zero pretese, molte randellate.

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