DARKTHRONE – Old Star

Gruppo:Darkthrone
Titolo:Old Star
Anno:2019
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Peaceville Records
Contatti:Sito web  Facebook  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. I Muffle Your Inner Choir
  2. The Hardhip Of The Scots
  3. Old Star
  4. Alp Man
  5. Duke Of Gloat
  6. The Key Is Inside The Wall
DURATA:39:00

Questa volta le presentazioni le balziamo a pie’ pari; parliamo di un’istituzione, ormai, come l’Ufficio Internazionale dei Pesi e delle Misure di Sèvres; la sua attività è diventata impalpabile, ma continua a definire gli standard metrologici che regolano le nostre vite. Questo sono, nel 2019, i Darkthrone di Gylve Nagell e Ted Skjellum: il metro definitivo di cosa è kvlt, il modello di riferimento per la trveness.

Old Star è un titolo già sufficientemente indicativo: è un disco originale? Chiaramente no; è un disco nuovo soltanto perché come data di pubblicazione riporta 31 maggio 2019, è un modello cui vengono applicate le dovute limature per tenerlo al passo con l’inclinazione dell’asse terrestre, magari, o con la crescente temperatura media così da preservarne il più possibile l’indeformabilità. Neanche quaranta minuti di metallo elementare/le, scritto e assemblato col rigore necessario, prodotto per suonare come si deve sul più vasto numero possibile di impianti stereo.

I Darkthrone non lasciano spazio ad alcun genere di speranza, annullano il nostro libero arbitrio, e chiariscono questi intenti fin dai primi quattro versi del pezzo d’apertura: «I muffle your inner choir / Rehearsing twisted screams / Level the jesters dream / Numbening your live wire». I suoni sono belli pieni, la batteria è un metronomo che ossessiona e trascina in un vortice che sembra non finire mai, neppure durante la classicissima “The Hardship Of The Scots”, giocata senza ritegno con riff che sembrano usciti dal repertorio del Bruce Dickinson di Accident Of Birth. La title track è l’inno stanco e strascicato di un universo che muore e che per primo sembra volersi prendere il nostro pianeta perché, tutto sommato, ce lo meritiamo: «Paying for forests you separated / Atoning for hiding the rivers / Mankind dies / In a shroud of introvert mumbling». Il tracollo cadenzato prosegue nella successiva “Alp Man” fino a esplodere nel tiro clamoroso di “Duke Of Gloat”, tranquillamente tra i punti più alti di un disco che fa dell’uniformità la sua arma vincente e che conclude questo sestetto di schiaffi d’ordinanza con un’altra mano di nero: “The Key Is Inside The Wall” racchiude più o meno tutti i fondamentali del black metal vecchia scuola in sette minuti di malignità.

Importuni come un trapano alle sette del mattino, necessari come le bestemmie. I Darkthrone sono La grandezza indispensabile ancora oggi, e qualcosa fa supporre che sarà così per tutti i secoli dei secoli.

Facebook Comments