DAWN OF A DARK AGE – The Six Elements, Vol. 3 FIRE

 
Gruppo: Dawn Of A Dark Age
Titolo: The Six Elements, Vol. 3 FIRE
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Sito web  Facebook  Google Plus  Youtube  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Awakening Of The Old Flame
  2. Enonga's Bells 1566 A.D.
  3. Pompei (Vesuvio's Waltz)
  4. Winter Solstice
  5. Homecoming
  6. Outro N.3 (Kvlt Of The Fire)
DURATA: 36:02
 

Appena quattro mesi fa l'ambizioso progetto Dawn Of A Dark Age passò per le miei mani con il secondo dei sei capitoli della saga, dedicato all'acqua. Ora è già tempo per il seguito, giunto puntuale rispettando il serrato ruolino di marcia auto-impostosi dal gruppo: "The Six Elements, Vol. 3 FIRE".

Il deus ex machina Vittorio Sabelli prosegue nel suo viaggio sonoro, sperimentando nuove alchimie e gradi di contaminazione. Dal flusso in perenne divenire — un po' come il famoso fiume di Eraclito nel quale non ci si poteva bagnare due volte — sfuggente e imprendibile che caratterizzava la precedente uscita, si è passati a una (finora) inedita fusione fra le diverse tinte della tavolozza dell'artista. Metal estremo (in particolare black metal), elementi jazz, sprazzi di folclore e melodie si incontrano in maniera armonica e non più per generare una contrapposizione stridente. Le sei tracce ardono di passione: da un lato quella riversata dal musicista — e dai suoi collaboratori, ben sette in questa occasione — sotto forma di godimento nel giocare con note all'apparenza così inconciliabili fra loro; dall'altro affiora un pathos spesso tragico dal disco, dal sapore narrativo molto intenso, come è evidente in "Pompei (Vesuvio's Waltz)", che rievoca i drammatici momenti della celebre eruzione del vulcano del 79 d.C., sottolineati dalla commovente sezione di archi (viola, violoncello e contrabbasso).

La conseguenza di questo mutamento di approccio sono trentasei minuti di musica più assimilabili e pregnanti, ove le idee e gli spunti sono votati alla causa del singolo brano e non all'istante effimero. Il composto appare meno instabile, incanalato su binari all'apparenza meno sperimentali, senza comunque adagiarsi sui canoni della forma canzone tradizionale. Per esempio le partiture di stampo jazz non possiedono più un carattere dissonante, in "Winter Solstice" il loro effetto è quello di un caos controllato, mentre il sassofono di "Homecoming" — in collaborazione col pianoforte — tinteggia un'atmosfera struggente.

Alla luce di quanto detto, non vi sorprenderà il fatto che anche le scelte in fase di produzione siano cambiate, abbandonando il suono oscuro più legato al black metal in favore di uno più potente ed epico, dove risalta con prepotenza il basso. Sfortunatamente la drum machine — come spesso accade — presta invece il fianco nelle fasi più incalzanti, mostrando tutta la sua natura sintetica. Si tratta comunque di un difetto sul quale soprassedere facilmente, data la qualità complessiva dell'opera.

Per quanto riguarda le parti vocali, la prova di Raato (già nei Graveborne) è superiore e più centrata rispetto al precedente cantante Burian. La sua è una reale interpretazione, dinamica anche nella metrica imposta allo scream e si adatta con efficacia al lavoro strumentale, passando senza problemi dagli attimi graffianti di "Enonga's Bells 1566 A.D." ai sentori eroici di "Pompei (Vesuvio's Waltz)", ai sussurri di "Winter Solstice". Pur senza compiere nulla di eccezionale, si attesta decisamente sopra la media degli urlatori statici del genere.

Sul piano lirico-concettuale si ritrovano ulteriori rimandi, oltre a quelli musicali, al folclore inteso come patrimonio culturale popolare mediterraneo, tanto che lo spunto di "Enonga's Bells 1566 A.D." viene dall'iscrizione presente sulle campane di Roio Del Sangro (Chieti) incise da Nicolaus De Capracotta alla metà del sedicesimo secolo. Sul versante iconografico invece la splendida copertina, dipinto di William Turner del 1817 chiamato "Mount Vesuvius In Eruption", parla da sola ed è il tocco che completa alla perfezione "The Six Elements, Vol. 3 FIRE".

Se c'è una cosa che ancora oggi mi entusiasma dopo tanti anni di giornalismo amatoriale, è proprio la possibilità di seguire da vicino le evoluzioni e i cambiamenti di un gruppo. Coi Dawn Of Dark Age ho scoperto una espressione genuina di sana passione, abilità a tutto tondo, giusta ambizione… e siamo soltanto a metà dell'epopea elementale! Correte a recuperare una delle sessantasei copie stampate, presto!

Facebook Comments