Dawn Of A Dark Age - Transumanza | Aristocrazia Webzine

DAWN OF A DARK AGE – Transumanza

Gruppo: Dawn Of A Dark Age
Titolo: Transumanza
Anno: 2023
Provenienza: Italia
Etichetta: My Kingdom Music
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TRACKLIST

  1. La Scasata
  2. Transumante
  3. Preghiera Pagana (Dell’Abbandono)
  4. Il Gran Tratturo Magno
  5. Cantico Tra Cielo E Mar
  6. I Regi Tratturi
  7. Preghiera Pagana (Del Ritorno)
DURATA: 40:15

Chissà in quanti avrebbero pronosticato una tale ascesa nel panorama estremo underground per Dawn Of A Dark Age. Sembra passata una eternità, era il 2014, da quando Vittorio Sabelli si presentava come uno sconosciuto Eurynomos con il primo capitolo di una ambiziosa saga a cavallo fra black e avantgarde metal dedicata a sei elementi. Da allora il progetto molisano è cresciuto con continuità, raggiungendo quest’anno il traguardo dell’ottavo album con Transumanza.

Il terzo disco di Sabelli dedicato ai Sanniti, seguito de La Tavola Osca e Le Forche Caudine, è uscito l’8 dicembre scorso per My Kingdom Music (finalmente anche in formato vinile!) e pur articolandosi in sette brani mantiene l’identità di opera concettuale unica come le due precedenti. I protagonisti delle vicende narrate sono gli uomini e le donne coinvolti nella migrazione delle mandrie e delle greggi lungo i tratturi, sentieri erbosi che dalle montagne dell’Abruzzo vanno al Tavoliere delle Puglie. In un contesto di genti umili, fatto di fatica, indigenza, rabbia verso un destino avverso e affetti da lasciare e ritrovare al passare delle stagioni la musica di Dawn Of A Dark Age resta fortemente narrativa, ma diviene più popolare e di forte impronta folk. Dall’epica dei guerrieri protagonisti de Le Forche Caudine si passa a un approccio più poetico (compreso un estratto di Gabriele D’Annunzio), con maturità e classe immutati. Anche i toni della copertina cambiano e diventano più misteriosi e indistinti.

Chi conosce bene Dawn Of A Dark Age ritroverà qui tutte le sue caratteristiche tipiche, declinate in una forma fortemente emotiva che colpisce sin dai primi ascolti, senza perdere un briciolo in ricchezza rispetto al passato. Vittorio ci prende per mano in “La Scasata” per inquadrare il concept dell’album con la sua voce, prima di dare il via a un flusso sonoro sempre cangiante e coerente, colmo di ardore e malinconia, capace di picchi di romanticismo come nel “Cantico Tra Cielo E Mar”, sfuriate black metal impetuose dal retrogusto epico (“I Regi Tratturi”) e incursioni jazz dove è protagonista il clarinetto. Un contributo determinante viene fornito dalla strumentazione extra metal come trombone, zampogna, violino e contrabbasso, opera dei numerosi ospiti del disco poi integrati alla perfezione da Sabelli nell’insieme.

Il comparto vocale — interamente espresso in italiano — merita una menzione a parte, per la sua ricchezza ed efficacia. Emanuele Prandoni (voce di Progenie Terrestre Pura e batterista in numerosi gruppi) garantisce un timbro fortemente italico col suo scream solido, mentre le voci femminili pulite di Nicole Massanisso e Alessandra Santovito allargano lo spettro interpretativo, garantendo una bella contrapposizione. Il ruolo centrale di queste ultime rispecchia inoltre l’importanza che assumevano le donne (ritratte anche sul resto della copertina) nella vita quotidiana delle famiglie del Sannio quando gli uomini si allontavano insieme alle bestie. Interessanti anche gli intrecci fra voce sporca e voce pulita, che nella mia mente richiamano — seppur in una forma molto meno complessa — lo strepitoso lavoro fatto dagli In Tormentata Quiete nel corso della loro carriera. Una band che ritrovo anche nel carattere fortemente poetico e rurale di Transumanza, nel quale il metal estremo diviene uno dei tanti colori della tavolozza artistica dei musicisti.

Il nuovo capitolo di Dawn Of A Dark Age conferma la creatura di Vittorio Sabelli una realtà di estremo valore, in grado di offrire un pacchetto di musica e concept mai banale, studiato con attenzione e sentito nel cuore, un tributo di passione verso il territorio del Sannio e i suoi abitanti in grado di sorpassare i limiti dei generi senza velleitarismi o forzature.