DAWN OF WINTER – Pray For Doom

Gruppo:Dawn Of Winter
Titolo:Pray For Doom
Anno:2018
Provenienza:Germania
Etichetta:I Hate Records
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TRACKLIST

  1. A Dream Within A Dream
  2. The Thirteenth Of November
  3. Woodstock Child
  4. The Sweet Taste Of Ruin
  5. Pray For Doom
  6. The Orchestra Bizarre
  7. Paralysed By Sleep
  8. Father Winter (Sacrifice Pt. 3)
DURATA:51:55

C’è qualcosa, in Germania, che rende il metallo inossidabile. Saranno i bratwurst, sarà lo spread, sarà che l’acqua fa ruggine quindi meglio la lager, di fatto se alla fine degli anni Dieci ti trovi ad ascoltare un buon disco che suona allo stesso tempo del 1984 e non ridicolmente vecchio, c’è una buona probabilità che questo sia teutonico.

È il caso dei Dawn Of Winter, affiatata compagine di veterani che suona insieme dai primi anni ‘90, nonostante in quasi tre decenni abbia pubblicato soltanto tre album. Qualche demo all’inizio, un ep dopo ogni lavoro di lunga durata, probabilmente per svuotare i cassetti del materiale che non è finito sul disco, e tanti, lunghi silenzi contraddistinguono la carriera della band, che dai tempi di In The Valley Of Tears (originariamente uscito nel 1998 e più recentemente ristampato da I Hate) rilascia un album con precisa cadenza decennale. La ragione di questa scarsa prolificità dipende probabilmente dai numerosi impegni del fondatore Gerrit su altri fronti: il calvo musicista è il frontman dei poweroni Sacred Steel e ha da poco pubblicato la seconda opera con la sua terza band, gli Angel Of Damnation, altro progetto dedito al doom, ma più epico ed elaborato di quello rintracciabile da queste parti.

Ciò che conta però è che il momento è giunto e il quartetto del Land di Baden-Württemberg si presenta con otto nuove canzoni, ancora sotto l’effige dell’etichetta svedese. Nessuna sorpresa lungo il cammino, e i Dawn Of Winter continuano a essere alfieri del doom metal più classico e tradizionale, a scuola da Saint Vitus, Candlemass, Solitude Aeturnus e tutti gli altri. Il risultato è buono, d’altronde da persone che padroneggiano la materia da quasi trent’anni è impossibile aspettarsi di meno, e anzi è un peccato che non si possa dire di più. Va tutto bene, è tutto giusto, le chitarrone ci sono, l’interpretazione vocale pure (Mutz non è mai stato Robert Lowe, ma il tedesco fa il suo), la sezione ritmica detta dei tempi che dire cadenzati è poco, ma… Non si va oltre.

Emotività, passione e incisività rimangono in secondo piano a favore dell’ortodossia, e per quanto non sia obbligatorio prendersi dei rischi per dire cose interessanti, il confine tra un songwriting semplice e uno banale è spesso molto sottile. Soprattutto, a minare la potenziale profondità di Pray For Doom è il lato testuale, con versi davvero troppo scontati, ripetuti e una varietà lessicale limitatissima (un sacco di doom, un sacco di pain, un sacco di dreams, però). Può andare bene come divertissement per i più integralisti appassionati di suoni ottantiani, che troveranno di che accontentarsi in attesa che Wino e Lee Dorrian pubblichino qualcosa di nuovo, tuttavia il terzo album dei Dawn Of Winter non può aspirare a essere niente di più.

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