DAWN – Slaughtersun (Crown Of The Triarchy)

 
Gruppo: Dawn
Titolo:  Slaughtersun (Crown Of The Triarchy)
Anno: 1998
Provenienza: Svezia
Etichetta: Necropolis Records
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TRACKLIST

  1. The Knell And The World
  2. Falcula
  3. To Achieve The Ancestral Powers
  4. Ride The Wings Of Pestilence
  5. The Aphelion Deserts
  6. Stalker's Blessing
  7. Malediction Murder
DURATA: 59:07
 

Con immensa euforia mi accingo a recensire un album che oltrepassa la perfezione. Presa posizione di ciò, "Slaughtersun" trascende qualsiasi quantitativo numerico, un album che non presenta nessuna singola nota fuori luogo e dove tutto è posizionato al posto giusto in maniera sublime, come mai mi è capitato di sentire. Questa è una recensione retrospettiva, che contiene un archivio di centinaia di gruppi sentiti, una recensione ovviamente soggettiva, ma consapevole, credo. Consapevole del fatto che questo gruppo svedese, che si concede circa una volta ogni lustro perché bada alla qualità come nessun altro, ha fatto dono di un immenso tesoro sonoro a ogni buon ascoltatore. È ancora nitida in me l'emozione provata nel mio lontano primo ascolto, dove colto da un'improvvisa sindrome ipnotica le mie mani quasi mi sradicavano la chioma, spiazzato e impreparato per la siderale bellezza che mi avvolgeva.

I Dawn con quest'album hanno manifestato con immensa maturità ciò che il black svedese per lo più rappresenta: una musica estrema circondata da un'aura melodica. Immergersi nell'ascolto di "Slaughtersun (Crown Of The Triarchy)" è come entrare in un santuario, paralizzarsi e ammutolire ammaliati, per non rischiare di essere avvolti da un anatema. E "The Knell And The World" è il primo fulmine che ci viene scagliato addosso, anticipato da un sussurro serafico e da un ritmo marziale portatore di condanna. Lo sbalordimento è tale che sia muoversi sia respirare è inconsciamente proibito. Ma la lucidità per decifrare ciò che Sodeberg e Fullmestad generano è ben presente. Un intreccio meticoloso e ricercato di riff taglienti, accompagnati dall'originale ringhio di Forss e dall'impeccabile sezione ritmica di Tangmark e Petterson. Una canzone che racchiude in sé un odio viscerale verso il mondo che sarà la colonna portante per tutte le tracce presenti.

Bisogna piegarsi, lasciarsi penetrare dall'atmosfera sacra che regna in questo album, avanzare lentamente per trovarci dinanzi alla seconda stanza, ovvero, "Falcula", dove troviamo racchiuso lo scrigno più prezioso. Un immenso e fatato muro sonoro che ci centrifuga in una spirale di miseria, dolore e sconfitta senza nessuna apparente speranza né futuro. Alla fine della canzone veniamo rilasciati ai piedi di un cupo corridoio, "To Achieve The Ancestral Powers", unica strumentale che ci fa rifiatare nel contempo che ancestrali ombre scortano il nostro ego intorpidito in una nuova stanza; "Ride The Wings Of Pestilence", il posto più macabro di questo santuario, dove ci si ritrova tra spettri manifesti di carestia, freddo, pestilenza e miseria, una dannazione divina opera di un demone o diavolo a condanna di questo immaginario universo. E mentre ci avviciniamo alla vetta, percorriamo una scala, "The Aphelion Deserts", antitesi continua di ogni cosa, una lotta esasperante tra bene e male, che domina la nostra mente confondendoci ulteriormente, scaraventandoci nell'ultima stretta alcova, "Stalker’s Blessing". Messi faccia a faccia col nostro destino, con le nostre paure, con la nostra morte, dove nessuna grazia ci è concessa. Al termine di tale strazio non ci rimane che compiere un ultimo sforzo per terminare questo allucinogeno viaggio, svettando sulla cima a contatto col cielo, liberi di ogni privazione accanto al vessillo, "Malediction Murder".

Una volta concluso l'album non si ha alcuna intenzione di scendere, ormai l'annichilimento dell'anima è compiuto. Ci si stringe addosso qualcosa per il freddo intenso e si tace. L'unica voglia che si ha è quella di ricominciare l'avventura.

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