DEAD ELEPHANT – Thanatology | Aristocrazia Webzine

DEAD ELEPHANT – Thanatology

Informazioni
Gruppo: Dead Elephant
Anno: 2011
Etichetta: Riot Season
Contatti: www.deadelephantband.com/site – www.myspace.com/thedeadelephant
Autore: Bosj

Tracklist
1. Bardo Thodol
2. On The Stem
3. Destrudo
4. A Teardrop On Your Grave / Downfall Of Xibalba

DURATA: 42:24

L’Italia vive un periodo tribolato e pieno di rassegnata disillusione, la situazione nel Belpaese è in una fascia grigia tra il traumatico e il ridicolo, e l’animo di chi è artista non può non risentire di un contesto del genere.
Dalla placida Cuneo arriva quindi “Thanatology”, secondo full lenght dei Dead Elephant, al secolo Enrico Tauraso, Fulvio Grosso e Omar Tomaino; e quello che dovrebbe essere un disco sludge si trasforma in molto di più.
La carica emotiva di questo lavoro è enorme, una piena inaspettata: in queste quattro lunghe tracce (o meglio, tre molto lunghe e una più breve) trovano spazio tutta la sconfitta e la desolazione che l’uomo prova per le proprie condizioni di vita, intrappolato in situazioni cui è impossibile sfuggire, a cui si può soltanto soccombere. Non è un caso che il disco parli, specificamente, del processo di “accettazione della perdita”.
Dal “Bardo Thodol”, il libro dei morti della tradizione tibetana, allo Xibalba, gli inferi della cultura Maya, il viaggio lungo il quale il trio piemontese ci accompagna è tutto fuorchè allegro.
Litanie funeste e funeree, addirittura veri e propri samples di marce funebri originarie del sud dello Stivale, fanno da contraltare agli slanci più tipici che caratterizzano un disco post-metal (qualunque cosa questo significhi, beninteso), con chitarre spessissime, riverberi, dilatazioni sonore, batteria piena e cadenzata e un basso che esce dalle solite linee di accompagnamento cui è tanto segregato nel metal, per scuoterci violentemente a destra e a manca a velocità inaspettate.
A questo poi si vanno ad aggiungere gli inserti psichedelici usciti da un altro tempo, da un altro mondo (“Destrudo”) e note melliflue come parentesi ariose (“A Teardrop On Your Grave”).
Ciò che però più suona malato, devastante eppure assolutamente irresistibile sono le voci: scordatevi ogni allusione a Von Till, con Tauraso e Grosso siamo dalle parti di uno scream tiratissimo, gemiti disperati, urla scellerate e confuse che si integrano perfettamente con il resto del portato sonoro. Una meraviglia.
Arrivato ai secondi finali di “Downfall Of Xibalba” (che in combinazione con la già citata “A Teardrop On Your Grave” rappresenta la sezione più alta e meglio riuscita del lavoro, un culmine finale che niente ha da invidiare a nomi della scena ben più celebri e blasonati) l’unico pensiero che mi rimbalza in testa è che ne vorrei ancora e ancora e ancora. La brevità e compattezza del disco, fattori non indifferenti considerando il minutaggio dei parti di molti illustri colleghi, è solo un valore aggiunto, permettendo all’ascoltatore di non distrarsi mai lungo tutto il percorso.
Uno dei dischi più belli che abbia ascoltato di recente.