DEAD POETRY – God Complex

DEAD POETRY – God Complex

Informazioni
Gruppo: Dead Poetry
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/deadpoetryband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Age Of A Goddess
2. Vanitas
3. Black Emerald
4. New 28
5. I.D.K.
6. Grey
7. Alyssa
8. Last Poem
9. Sewed Mouth
10. The Archives

DURATA: 45:29

DEAD POETRY - God Complex La formazione tedesca dei Dead Poetry dopo essersi fatta le ossa con un primo album “Fragile” e l’ep “Broken Harmonies e aver avuto l’occasione di condividere il palco con i connazionali Maroon, act molto conosciuto nel panorama hardcore (e non solo), ha da poco rilasciato il secondo disco intitolato “God Complex”.
La componente fondamentale che fa andare avanti il progetto del combo teutonico è una chiara e motivata ricerca musicale che li porta ad attingere da più generi, vi sono atmosfere dalle tinte gotiche, riffato heavy/thrash che in alcuni casi ricorda i Nevermore, un uso prorompente e in alcuni frangenti progressivo dei synth e una dualità vocale che fra clean e harsh scandisce il corso musicale.
Preparati dal punto di vista tecnico quanto da quello compositivo, mostrano di avere una padronanza emotiva non da poco, ciò si riflette nei brani che pur avvalendosi di soluzioni anche catchy non tendono comunque a smielarsi puntando a mettere in evidenza una vena malinconica profonda già dall’accoppiata di canzoni che succede a una “Age Of Goddess” ricoprente il ruolo d’intro.
“Vanitas” e “New 28” scoprono in toto il repertorio di cui i Dead Poetry sono in possesso, sono ammiccanti e allo stesso tempo offrono parti robuste per sferrare delle brevi e concitate partiture indiavolate.
Il sound utilizza quasi costantemente tonalità scure, tale particolare trova eccezione in una dolciastra “I.D.K.”, una ballata acustica dove la voce di Jurko rende al meglio nella sua quasi adolescenziale ingenuità espressiva.
E’ ancora l’acustica a introdurre e supportare una “Grey” che personalmente mi ha rimembrato il lavoro egregiamente svolto da Jerry Cantrell nelle sue opere da solista con un finale decisamente in crescendo, non so però se la ritmica latina che ne segna gli ultimi istanti sia un piacere o un peccato visto come la tronca in maniera netta con un cambio inaspettato e azzardato, questo sarà il gusto personale a farlo pendere come punto in più o in meno a favore.
In “Alyssa” fanno capolino gli Opeth ma vi renderete conto anche nelle tracce precorse quanto gli spunti derivanti dalla formazione di Akerfeldt non manchino, è la vena progressiva coadiuvata dalla parte metallica più prominente a tesserne le fila dando vita a quello che sino a quel momento era l’episodio più roccioso di “God Complex”.
Dopo un intermezzo angelico eseguito in voce femminile, “Last Poem”, si presenta alle nostre orecchie “Sewed Mouth” di derivazioni symphonic black tanto da ricordare in alcuni punti i Cradle Of Filth del periodo in cui erano ancora vivi (lo sono ancora?) per non farsi mancare davvero nulla.
I Dead Poetry sono ormai maturi e ben orchestrati, hanno plasmato un sound che anche se in molti casi risulta di derivazione diretta d’una o altra realtà è di per sé infarcito dalla personalità dei vari elementi della line up.
Spiccano il cantato di Jurko Flöder che se la cava più che bene sia nell’esecuzione in clean, sia in quelle in harsh ma che con la prima a parere del sottoscritto si trova più a suo agio acquisendo le chiavi adatte per impattare sui brani, la vena solistica del chitarrista Andreas “Hefie” Kuhl e soprattutto il tastierista Nathan Lange che riesce a imprimere il suo marchio con una prova che sa alternare stili e modo d’imporsi all’interno delle canzoni, queste sono armi acquisite per poter puntare a un ulteriore salto di qualità.
Non tutto è ancora perfetto, qualche entrata scontata e alcuni riff privi di mordente, così come lo strizzare l’occhio ad alcune soluzioni troppo fruibili come accade in “Black Emerald” fanno perdere un po’ di tensione a “God Complex” che è comunque un album rispettabile e ricco d’idee.
La strada è quella giusta, chissà se perseverando qualche label dall’occhio, ehm, estremamente corto sinora non riesca ad adocchiarli, non sarebbe male una base su cui poter contare per un futuro prossimo.
Se apprezzate il metal progressivo in genere un ascolto a questo secondo disco dei Dead Poetry dovreste darlo, potremmo sentirne parlare di più e in maniera positiva negli anni a seguire.

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