DEAD SEA APES – Soy Dios

DEAD SEA APES – Soy Dios

Informazioni
Gruppo: Dead Sea Apes
Titolo: Soy Dios
Anno: 2011
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/deadseaapes23
Autore: Mourning

Tracklist
1. Soy Dios
2. Soy Dios II
3. Soy Dios III

DURATA: 30:25

Primo ep per il trio di Manchester composto da Bret Savage (chitarra), Nick Harris (basso) e Chris Hardman (batteria), il sound s’incanala internamente al flusso post-rock strumentale dai forti richiami seventies e noisy che tanto largo ha preso in questi ultimi anni.
“Soy Dios”, questo è il titolo del lavoro, è formato da tre lunghe tracce, tre capitoli uniformati nel nome ma che sviscerano per movenze e umori il carattere di una realtà che pur non stravolgendosi riesce a rendere il trascorrere dei trenta minuti complessivi abbastanza vari e opportunamente riconoscibili.
È come se la canzone madre “Soy Dios” già alquanto psichedelica, ridondante, ricca di atmosfere e ronzii nel suo esplosivo modo di porsi al limite tra un incrocio di God Speedyou Black Emperor!, Red Sparowes e gli Explosion In The Sky ai quali si coniuga la melancolia cronica di certe soluzioni dei This Will Destroy You, è una marmellata sonora non da poco e che acquista nel “II” capitolo una vitalità e durezza nel basso intriganti mentre nel “III” è l’alone “drone-noise” ad arricchire la base per lo più similare alle due già precedentemente esibite.
Si può parlare di un climax crescente e dirompente, che si adopera con costanza e dedizione nel tentativo di rompere gli argini e andare il più possibili oltre i confini affidandosi al melodico e apocalittico incedere del quale “Soy Dios” è ammantato.
I suoni terreni, decisamente meno sognanti rispetto al mood classico di molte formazioni del genere, quella sensazione di grigiore e di urbana solitudine che percorre i pezzi fa dei Dead Sea Apes un act capace di attrarre e sedurre l’ascoltatore catapultandolo in un mondo poi non troppo distante dalla visione plumbea delle giornate vissute in area cittadine dagli enormi e squallidi “casermoni”, in quei casi l’unica via di fuga è lasciare che la mente possa viaggiare libera trasportata dalle note e “Soy Dios” offre una scappatoia da cogliere al volo.

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