Dead Space Chamber Music - The Black Hours | Aristocrazia Webzine

DEAD SPACE CHAMBER MUSIC – The Black Hours

Gruppo: Dead Space Chamber Music
Titolo: The Black Hours
Anno: 2021
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Liement Me Deport
  2. Bryd One Brere (Bird On A Briar)
  3. Ion I
  4. Mari Lwyd / Morfa’r Frenhines (Grey Mare / Queen’s Marsh)
  5. Ion II
  6. The Pit / Dissolved In Ashes
  7. Douce Colombe Jolie
DURATA: 42:50

C’è un filo, in quel di Bristol, che congiunge un manoscritto della seconda metà del Quattrocento e la pandemia in corso. A tendere questo filo sono stati i Dead Space Chamber Music, quartetto dedito a un mix di ambient, elettronica sperimentale e folk in senso stretto, legato alla tradizione d’Oltremanica di qualche secolo fa. The Black Hours segue di tre anni il debutto Dead Space Chamber Music e, come tanti dischi usciti nell’ultimo biennio, è strettamente legato al periodo storico corrente.

È un filo che intreccia oro, argento e turchese. Gli stessi preziosissimi pigmenti di cui è decorato The Black Hours — libro scritto a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, atto a scandire le ore della giornata tramite le preghiere — e che adornano la delicata copertina del disco. Non sorprende quindi che la musica dei britannici assuma connotati ritualistici, sia in termini di riflessione che in altri puramente pratici, ovvero il ritrovarsi insieme per registrare in presa diretta: un’esperienza profonda fatta di cenni, intese estemporanee e improvvisazioni che trovano respiro in sette tracce che spaziano dalla delicatezza degli strumenti acustici (salterio e violoncello, insieme a chitarra e percussioni, sono protagonisti) alla sperimentazione e avanguardia di brani come i due “Ion”, composti da rumori e campionamenti vari.

La strumentale “Liement Me Deport” e l’evocativa “Bryd One Brere”, con le sue dolci melodie e il cantato vellutato di Ellen Southern, ci cullano verso il primo spartiacque dell’album. Il secondo atto consiste in “Mari Lwyd / Morfa’r Frenhines”, che presenta dei connotati decisamente più concreti con l’ingresso della chitarra e una voce più audace a livello di interpretazione. Elementi che trovano la loro massima espressione in “The Pit / Dissolved In Ashes”: claustrofobica, dal sentore a tratti drone-doom, fotografia perfetta di un periodo alienante in cui i vocalizzi di Southern sembrano prendere in prestito il timbro e lo stile di Anna Von Hausswolff, per farti un’idea. Finito il lungo momento catartico, i Dead Space Chamber Music raggiungono la risoluzione nella pacifica e malinconica “Douce Colombe Jolie”, chiudendo un arco narrativo-musicale ben congegnato, generato spontaneamente, con i brani composti in maniera consequenziale dal 2019 al 2021 e scanditi da rintocchi di campane, e che prende spunto da tradizioni secolari.

Una cura maniacale è riservata alle varie edizioni di The Black Hours: per i cultori delle cassettine, lo scrigno-reliquiario è un oggetto su cui sbavare, mentre il booklet che accompagna alcune edizioni — purtroppo non in mio possesso — è adornato da tre miniature, realizzate a mano e fotografate, a raffigurare la band durante il periodo pre-pandemico, il lockdown e la nuova normalità attuale.

I Dead Space Chamber Music, per me come credo anche per molti, sono praticamente sbucati fuori dal nulla. Una bella scoperta, validissima per chi apprezza il genere e per chi cerca un momento di pausa dalla brutallaggine delle uscite metal, pur cercando una certa profondità nei contenuti.